Archivio per la categoria ‘L'angolo della lettura’

La capanna dello zio Tom

Monday, March 3rd, 2014

la capanna dello zio tom Harriet Beecher Stowe

CAPITOLO 1.
Il lettore fa la conoscenza con un uomo di grande umanità.

Nel tardo pomeriggio di una freddissima giornata di febbraio, due signori erano seduti, da soli, e stavano bevendo vino in una sala da pranzo ben arredata nella città di P…, nel Kentucky. I servi non erano presenti e i due uomini, seduti uno accanto all’altro, sembravano discutere con grande fervore di una certa questione.

Per comodità abbiamo detto fin qui due signori, tuttavia uno dei due, se esaminato con occhio critico, non sembrava, a rigore, cadere sotto questa categoria. Era un uomo basso, tarchiato, con lineamenti grossolani e ordinari e quell’aria spavalda di presunzione che caratterizza l’uomo di bassa estrazione che cerca di farsi largo nel mondo a gomitate. Era vestito in modo troppo elegante, con un panciotto vistoso e coloratissimo, un foulard azzurro disseminato di pallini gialli vivaci, combinato con una cravatta pomposa; il tutto ben si intonava con l’aria del personaggio. Le mani, grosse e rozze, erano abbondantemente adornate di anelli; indossava anche una pesante catena d’oro da orologio a cui era attaccato un mazzo di ciondoli di grandi dimensioni e di tanti colori diversi che, nella foga della conversazione, aveva l’abitudine di far tintinnare in modo vistoso e con evidente soddisfazione.

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I viaggi di Gulliver

Thursday, January 30th, 2014

viaggi-di-gulliver Jonathan Swift

[…] L’ultimo di questi viaggi non si rivelò molto fortunato, per cui cominciai a stancarmi del mare e decisi di rimanere a casa, insieme a mia moglie e al resto della famiglia. Mi trasferii da Old Jewry a Fetter Lane, poi di qui a Wapping, sperando di trovare clienti tra i marinai, ma gli affari non andarono tanto bene.
Dopo tre anni trascorsi nell’attesa che le cose si aggiustassero, accettai un’offerta vantaggiosa che mi venne dal capitano dell’Antelope, William Pritchard, il quale stava per intraprendere un viaggio verso i Mari del Sud. Salpammo da Bristol il 4 maggio 1699, e la navigazione inizialmente andò piuttosto bene.

Non sarebbe giusto, per più motivi, annoiare il lettore con i dettagli delle nostre avventure in quei mari; è sufficiente informarlo che, durante la traversata alla volta delle Indie Orientali, una violenta tempesta ci spinse fino a nord-ovest della Terra di Van Diemen. In base alle nostre rilevazioni, ci trovammo a 30 gradi e 2 minuti di latitudine sud. Dodici membri dell’equipaggio erano morti per gli sforzi eccessivi e per la cattiva alimentazione, gli altri erano in condizioni di estrema debolezza.

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Piccole donne

Sunday, December 29th, 2013

little-womenLouisa May Alcott

IL GIOCO DEI PELLEGRINI

“Natale non sarà Natale senza regali” borbottò Jo, sdraiata sul tappeto.
“Che cosa orribile essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
“Non mi pare giusto che certe ragazze abbiano tante cose belle mentre altre non hanno niente” aggiunse la piccola Amy tirando su col naso, con fare offeso.
“Abbiamo la mamma e il papà, e noi quattro ci vogliamo bene” disse Beth dal suo angoletto, con l’aria appagata.

La quattro faccine, illuminate dal fuoco del caminetto, a quelle parole incoraggianti si rischiararono, ma si oscurarono di nuovo quando Jo disse amaramente: “Il papà non l’abbiamo, e non l’avremo per molto tempo”. Non disse “forse mai più” ma tutte lo aggiunsero in silenzio, pensando al padre lontano, sui campi di battaglia.

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L’ultimo sopravvissuto. Una storia vera.

Wednesday, December 4th, 2013

survivor-sam-pivnik Prologo. DI FRONTE ALL’ANGELO.

Ad Auschwitz non c’erano calendari. Nessuna data, nessuna ricorrenza, nulla che segnasse lo scorrere del tempo. Per i più fortunati, per quelli di noi che sono rimasti in vita, a ogni notte seguiva un altro giorno, e i giorni diventavano settimane. Non molti sono sopravvissuti all’avvicendarsi dei mesi. Ecco perchè non so dire con esattezza quando mi ammalai. Probabilmente era il dicembre 1943, gelido come solo l’inverno polacco sa essere. Con addosso solo la sottile casacca a strisce e i pantaloni, avrei dovuto patire un freddo atroce, ma quella mattina mi sentivo bollente e sudavo.
Dormivamo in cinque in ogni kojen, i letti a castello a tre piani, ammassati insieme sul tavolato di legno duro e umido, e mi ci volle un pò per rendermi conto … per realizzare che, adesso che ero rimasto solo, non avrei più dovuto sentire il calore di tutti quei corpi stretti tra loro. Mi pulsavano le tempie e le ghiandole nel collo mi bruciavano, doloranti. Prima della guerra, se stavi male andavi dal dottore. Se non potevi permetterti un medico, restavi a letto, ben coperto, al caldo, e prendevi un’aspirina. Ad Auschwitz non c’erano medici, non di questo genere. E l’unico ospedale era un luogo di morte: era l’HKB, Häftlingskrankenbau, l’infermeria per i prigionieri, e tutti noi sapevamo che altro non era se non la sala d’aspetto per la camera a gas. Mi abbottonai la giacca e cercai di non tremare mentre la febbre saliva e mi provocava brividi di freddo.
Ricordo a malapena il mio turno di lavoro alla Rampa quel giorno. Probabilmente i convogli rallentarono, come facevano sempre, avvicinandosi alla piattaforma, tra lo sferragliare dei vagoni, lo sbuffo dei motori e il sibilo del vapore che si levava verso l’alto; poi le porte si aprirono per lasciar emergere quelle povere anime condannate, che sbattevano le palpebre offese dalla luminosità del cielo terso. Li avevo visti così tante volte prima di allora che ormai non ci facevo più caso. I più piccoli piangevano aggrappati alle madri, le donne strngevano a sè i loro bambini. Gli anziani ortodossi provavano a parlare con il Kommando, in cerca di una spiegazione per l’inesplicabile; i vecchi, gli occhi spalancati e il corpo scosso da tremiti, zoppicavano lungo la Rampa, spintonati dagli uomini delle SS.
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Mrs Dalloway

Tuesday, October 29th, 2013

mrs-dalloway-virginia-woolfLa Signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.

Perchè Lucy aveva già tanto da fare. Le porte dovevano essere tolte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer stavano per arrivare. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina - fresca come fosse stata creata apposta per dei bambini su una spiaggia.

Che gioia! Che terrore! Aveva sempre avuto questa impressione, quando con un leggero cigolio dei cardini, lo stesso che sentiva proprio adesso, a Bourton spalancava le persiane e si tuffava nell’aria aperta. Com’era fresca, calma, più ferma di qui, naturalmente, l’aria la mattina presto, pareva il tocco di un’onda; il bacio di un’onda; fredda e pungente, eppure (per una diociottenne qual era lei allora) solenne, perchè in piedi di fronte alla finestra aperta lei aveva la sensazione che sarebbe successo qualcosa di tremendo; mentre lei fissava i fiori, e gli alberi che emergevano dalla nebbia che a cerchi si sollevava fra le cornacchie in volo.

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Dubliners

Sunday, September 22nd, 2013

dubliners james joyceJames Joyce

I MORTI

Lei dormiva profondamente.
Appoggiato su un gomito, Gabriel guardò per alcuni istanti, senza rancore, i suoi capelli scomposti, la sua bocca semiaperta e ascoltò il suo profondo respiro. Dunque c’era stata una storia d’amore nella sua vita: un uomo era morto per lei. Quasi non soffriva neanche, ora, al pensiero della parte insignificante che lui, il marito, aveva giocato. La guardava dormire come se non fossero mai vissuti insieme come marito e moglie. I suoi occhi curiosi s’attardarono a lungo sul suo viso e sui suoi capelli; e pensando a come doveva essere stata allora, all’epoca della sua prima bellezza di ragazza, una strana, dolce pietà per lei gli penetrò l’anima. Non voleva confessarlo nemmeno a se stesso che quel viso non era più bello; ma sapeva che non era più il viso per il quale Michael Furey aveva affrontato la morte.

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Moby Dick

Thursday, May 23rd, 2013

moby-dick

Autore: Herman Melville

Editore: BUR

Capitolo 1

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa - non importa quando esattamente - avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che m’interessasse a terra, pensai di andarmene un pò per mare, e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di allontanare la malinconia, e regolare la circolazione. Ogni volta che mi ritrovo una smorfia amara sulla bocca; ogni volte che c’è un novembre umido e piovigginoso nella mia anima; ogni volta che mi sorprendo a sostare involontariamente davanti ai magazzini di bare, e ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando il malumore riesce ad avere la meglio su di me, al punto che solo un forte principio morale può impedirmi di uscire risolutamente per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto.

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Orgoglio e pregiudizio

Friday, January 25th, 2013

orgoglio e pregiudizio

Titolo originale: Pride & Prejudice

Autore: Jane Austen

Editore: Mondadori

Capitolo 1

E’ una verità universalmente riconosciuta che a uno scapolo in possesso di un’ampian fortuna debba servire una moglie. Per quanto poco si possano conoscere i sentimenti o i punti di vista di un uomo del genere al suo primo apparire nel vicinato, questa verità è così radicata nelle menti delle famiglie del circondario, da considerarlo di legittima proprietà di una o l’altra delle loro figlie.

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