La nuova frontiera dello spettacolo: sul palco non c’è nessuno!

hatsune miku

Migliaia di ragazzi, dal Giappone agli Stati Uniti, urlano il loro amore a un nuovo tipo di diva, caratteristica principale: non esiste, è un ologramma, ma fa CD, video e persino concerti. La chiave del successo? «Non invecchia e non ci deluderà»

[da: Il Venerdì di Repubblica n.127]

TOKYO. Milioni di giovani giapponesi, maschi e femmine, le urlano il loro amore, comprano i suoi dischi, cantano le sue canzoni nei karaoke, la ascoltano in cuffia facendo jogging o pigiati nella metropolitana, creano fan club, noleggiano bus e treni per andarla a sentire live in concerto, giocano i suoi game sulla Playstation, si perdono a guardare i suoi video in 3D sdraiatai sulle fibre del tatami casalingo, boccheggianti nei 38 gradi di calore, con il 90 per cento di umidità, di questa estate feroce, senza la salvifica aria condizionata, spartanamente razionata a causa della catastrofe di Fukushima.

Chi è l’oggetto (termine appropriato) di tanta travolgente passione? Si chiama Hatsume Miku, che vuol dire «Il primo suono del futuro». Ha sedici anni. E’ alta 158 centimetri, nella media in Giappone. Pesa (peserebbe) 42 chili. Canta e danza Jpop, dove J sta per Japan. Il suo «tempo» musicale si dipana tra i tranquilli 70 e i febbricitanti 150 beats al minuto. La sua estensione vocale spazia vertiginosamente dal cavernoso La della terza ottava alla punta di diamante del Mi della quinta ottava. E’ così che ce la presenta la sua casa produttrice, la Crypton Future Media di Hokkaido, Giappone settentrionale. E dovete crederle sulla parola, perchè non potrete mai incontrare Hatsume Miku in carne e ossa. Lei non ha né l’una né l’altre: è un ologramma animato che canta grazie a un sintetizzatore al lavoro su campionature della vera voce dell’attrice e doppiatrice di video manga Saki Fujita.

Il repertorio di Miku è sterminato: sono già oltre trentamila i titoli di canzoni e video che la vedono protagonista. Innumerevoli le sue apparizioni in tv e poster per pubblicizzare ogni genere di prodotto, dai vestiti alle automobili, Ferrari inclusa. E’ anche apparsa in un castigato servizio fotografico per Playboy. E’ l’eroina di manga e anime (cartoni animati giapponesi). Le sue canzoni più reclamate ed acclamate sono Last Night Good Night, Persona Alice, Melt, World is Mine, Secret Garden. Ma fa incursioni anche nella lirica: su YouTube c’è una sua straordinaria esecuzione dell’acrobatica aria della Regina della notte dal Flauto magico di Mozart (cliccate qui per vedere il video). E non disdegna il musical classico del Fantasma dell’Opera.

Non male davvero per un ectoplasma avvistato per la prima volta sul sempre ribollente pianeta del Jpop nel 2007. Fu infatti il 31 agosto di quell’anno che la Crypton Future Media, utilizzando un software della Yamaha chiamato Vocaloid (Vocal+Android) lanciò sul mercato il primo CD di Hatsune Miku, la android diva del futuro. La Crypton in realtà aveva creato Miku per lanciare il proprio pacchetto di software (Voicaloid 2 è l’ultima versione e Vocaloid 3 sta per uscire), che permette a chiunque di produrre il proprio singolo senza alcun bisogno di un cantante umano. Se possedete un Vocaloid - costa l’equivalente di circa 150 euro - vi basterà immettere attraverso una tastiera note e parole di una vostra canzone, schiacciare un pulsante ed ecco davanti a voi l’instancabile e talentuosa Hatsune Miku dimenare con grazia il suo corpicino quasi anoressico, intonando alla perfezione la vostra canzone, accompagnata da un’eccellente band. Se trovate il suo timbro di voce troppo innocente, potete schiacciare un altro pulsante e la dolce Miku interpreterà la vostra opera con una voce sexy o, se preferite, potrà eseguirla con una voce drammatica, o brillante e allegra, pescando nella lista dei sei possibili diversi timbri di voce disponibili nel software. E sempre con un sound e un look adeguati al timbro prescelto.

Presto il geniale «applicativo» del Vocaloid ha però cominciato a volare con le proprie ali con tale autorevolezza che ancora oggi molti rifiutano di credere che Miku sia solo un ologramma. Quando, nelle arene e nei teatri bui dove danzano come fuochi fatui i bastoncini luminosi agitati dagli spettatori, il rock scatenante di una vera band si interrompe e, con il rituale ritardo della diva, fa il suo ingresso l’immagine tridimensionale grande e luminosa di Hatsune Miku, l’effetto è assicurato e immancabilmente esplode l’ovazione, che non si placa sino al termine del concerto. Non pensate a una stereotipata esibizione di una band con un’immagine ingrandita in movimento sparata sul maxischermo dietro al palcoscenico per creare un’atmosfera: la tecnica dell’ologramma mostra in ogni dettaglio Miku in primo piano, che si esibisce irresistibilmente viva e più autentica dei musicisti che l’accompagnano. Che in realtà sia un sintetizzatore a emettere la voce che esce dalle sue labbra di Lolita e a coreografare le sue movenze di velina nipponica non gliene importaq un fico a nessuno. Sono tutti in trance sentimentale.

«Esiste nel mio cuore» sorride l’impiegata Kuriko Sato stringendo al seno il più recente album di Miku, appena acquistato in un negozio di Shibuia, a Tokyo. «Manderà in pensione Lady Gaga» azzarda lo studente universitario Yoshi Matsumoto, di ritorno da un concerto di Hatsune Miku. «E’ meglio che non esista. Così non mi tradirà mai» afferma Naoto Takagi, un cassiere di banca di Kyoto che colleziona tutti i CD di Hatsune Miku da diversi anni. Anche per la liceale Yuko Kanazawa «è meglio che non esista, così non invecchierà mai». Commenti che sembrano confermare la teoria di Hiroko Wakamura, scrittrice e italianista di Tokyo. «I giovani giapponesi di oggi hanno paura della realtà» ragiona con il Venerdì. «Non sanno affrontare il dolore, non accettano la possibilità della sconfitta insita in ogni iniziativa. Innamorarsi di una persona vera implica una dichiarazione, un’esposizione dei propri sentimenti: se la risposta è negativa, è un dramma. Come la bocciatura a un esame, come il licenziamento dal posto di lavoro. Innamorarsi di Hatsune Miku per un giovane maschio vuol dire avere la febbre della passione senza ritrovarsi poi l’ego sotto i tacchi. Per una giovane donna identificarsi con Miku vuol dire essere bella e impossibile, degna solo di sublimi amori oltre la mediocre realtà».

Insomma, niente calzini e mutande da lavare, riso da cucinare, mocciosi da accudire. «E’ un fenomeno molto inquietante» ossercva la psicoanalista freudiana Manuela Fraire. «I giovani giapponesi si rifiutano di accettare la caducità della natura umana e si rifugiano nel virtuale che assicura una pseudoeternità, al di là del bene e del male». Una psicosi che sta debordando dal Paese del Sol Levante: una tournée di Hatsume Miku è appena iniziata con un tutto esaurito a Los Angeles e continuerà a San Francisco e a New York. Forse presto ci ritroveremo al Colosseo ad agitare bastoncini fosforescenti in palpitante attesa dell’apparizione di Miku.

Se ne è fatta di strada nella lotta contro la solitudine: qualche anno fa il mercato sfornava bambole gonfiabili life-size per uomini irrimediabilmente soli e dildo hi-tech per donne in cerca dell’araba fenice dell’orgasmo perfetto. Oggi ha alzato il tiro di circa un metro: dall’appagamento dei genitali a quello del cuore. E l’«applicativo» è unisex, perchè essere dichiaratamente di un sesso o dell’altro è già troppo impegnativo nel nuovo mondo giovanile che vuole maschi erbivori, cioè delicati e abili cuochi più che focosi amanti e fanciulle simili alle algide creature del mondo dei manga, con immensi occhi tondi spalancati sul nulla. E’ il futuro, bellezza.

hatsune

-Silvio Piersanti-


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