Hello Kitty è più trendy di Prada.

Nasce la generazione kidult.
Arriva la generazione kidult. Lo stile degli eterni bambini, della creatività, del colore e dei vezzeggiativi. Mollettine, vestitini, micette e ciondolini: gli adultescenti. Il termine, nella sua accezione anglosassone, deriva da kid (bambino) e adult (adulto) e traccia l’identikit perfetto del trentenne che continua a sentirsi teenager.
Tuttavia i risvolti di questo modo di essere sono tutt’altro che psicologici, è tutt’altro che un gioco da bambini: la griffe Hello Kitty ha un fatturato di miliardi di dollari, le ragazze sono disposte a spendere centinaia di euro per articoli di Tarina Tarantino o Pucca, il business del kidult style si sta imponendo ovunque, anche nelle piccole realtà locali. Gli eterni peter pan sfoggiano abiti dai colori pastello, accostano strass a stampe con personaggi dei cartoon, si agghindano con fermagli e ciondoli coloratisimi e tengono nella borsa portachiavi con vistosi pupazzetti e iPod di ultima generazione.
Viaggiano su bus, auto e aerei Hello Kitty, usano tostapane Hello Kitty, telefonano col cellulare di Hello Kitty. Eterne lolite e giovani bambini adorano i film Disney e le serie tv come Dawson’s Creek, ascoltano Robbie Williams e le Spice Girls, sfogliano fumetti. Ma non solo loro. I trentenni che non hanno voglia o tempo di crescere sono anche le star, come Paris Hilton, testimonial di Tarina Tarantino, o Mariah Carey, fan della micetta nipponica.
E mentre Johnny Depp entra nella favola con “La fabbrica di cioccolato”, Dustin Hoffman diventa un giocattolaio. La famiglia Simpson passeggia per Tokyo e rimane talmente colpita dalla fabbrica di Hello Kitty, che si convince del fatto che a produrre i famosi gadgets siano dei gatti “in persona”, la protagonista di Grey’s Anatomy indossa le mutandine della gattina e saluta una sua amica con le parole “hello kitty”.
Come rapiti dal fiabesco, intrappolati nel sogno, o forse refrattari alla brutalità del mondo. Si tratta di una fuga dalla cruda realtà? Di una mancanza di maturità? Di una vita da viziati? Questo resterà sempre un parere soggettivo, non obiettivo, in ogni caso poco utile. Tuttavia le critiche a questa generazione tra le nuvole si fanno sentire e non sono velate. C’è chi chiama le seguaci di questo look “le malvestite”, chi parla del kidult come del risultato di traumi subiti in età infantile (pluribocciature, storie di sesso con il peluche preferito o frustrazioni e sensi di colpa) e chi lancia, addirittura, accuse di “totale impudicizia”.
A rispondere agli attacchi, però, ci pensa Kitty, dall’alto dei suoi 34 anni. La gattina bianca, nata nel 1974 inizialmente col nome di Kitty White, è ormai il simbolo degli adultescenti e la sua figura è legata ad una delle più importanti trademark del settore.
A Kitty, quindi, non serve replicare (anche perchè la bocca non gliel’hanno disegnata!), bastano i miliardi di fatturato della griffe che sponsorizza e le folle di adulti-bambini che invocano il suo nome. Che dire… il Diavolo veste Hello Kitty!


[LiberoNews]
Argomenti: gadget, griffe, Hello Kitty, kidult, Kitty White
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