La memoria vien dormendo.

Chi dorme e sogna, ricorda di più.
Bastano 45 minuti di sonno non-Rem durante il pisolino quotidiano per potenziare l”archivio dei ricordi’. La memoria insomma migliora dormendo. E’ questa la scoperta a cui sono arrivati alcuni esperti dell’Harvard Medical School, che in uno studio presentato in questi giorni, hanno riabilitato il “pisolino”. Altro che cattiva abitudine, ’spia’ di pigrizia, quindi, la pennichella, cui in molti non riescono a rinunciare, fa bene alla salute e soprattutto alla memoria. Il team di Mattew Tucker del Centro del sonno dell’ateneo ha esaminato 33 persone (11 maschi e 22 femmine) in media di 23 anni, sottoponendole a una serie di test, come riferisce la rivista ‘Sleep’.
Tutti arrivavano nel laboratorio del sonno alle 11.30 di mattina, erano sottoposti a una serie sessioni di apprendimento e test di memoria alle 12.15 e alle 13.00, quindi 16 giovani facevano un pisolino, mentre 17 restavano svegli nel laboratorio. Dopo la pennichella, tutti rimanevano nel centro fino alle 16.00. Analizzando le risposte ai test, i ricercatori hanno scoperto il benefico effetto del riposo. Sembra, infatti, che la memoria uscisse ‘ristorata’ e rinforzata dalla pennichella, ma solo se i ragazzi si erano concentrati parecchio durante le sessioni di apprendimento.
“Questi risultati”, afferma Tucker, “suggeriscono che c’è una sorta di livello ideale per apprendere attraverso il sonno, che aiuta ad elaborare in modo ottimale i ricordi. L’importanza di questa scoperta”, aggiunge, “è anche che il sonno può essere utile, ma non a elaborare tutte le informazioni acquisite nella fase di veglia”. Insomma, la pennichella ‘funziona’ solo “con quelle che abbiamo imparato bene”.
I ricercatori hanno inoltre sottoposto alcuni ratti ad un esperimento privandoli del sonno Rem, quello in cui si sogna, per quattro giorni. La fase di privazioni del sonno Rem è stata ottenuta con un breve movimento della ruota dove riposavano gli animaletti, attivata da un sistema di rilevazione automatica del sonno profondo. Topolini di controllo sono stati sottoposti allo stesso trattamento, indipendentemente dal momento del ciclo sonno-veglia. Secondo i risultati, il sonno Rem è stato ridotto dell’85% nei ratti ’sotto esame’ e del 43% in quelli di controllo. E la proliferazione cellulare si è ridotta del 63% nei primi, rispetto ai secondi.
“Diversi studi hanno mostrato che il sonno contribuisce alla plasticità cerebrale e alla neurogenesi adulta. Mentre la soppressione della neurogenesi e’ ritenuta importante in patologie come la depressione. Ci si chiedeva in quale modo i due diversi tipi di sonno, quello con e senza sogni, influissero su cervello e memoria. “Lo studio mostra che il sonno Rem ha un ruolo chiave nel favorire la plasticità cerebrale. Anche se non esclude che l’altro tipo di sonno abbia un’importanza paragonabile”, spiega Dennis McGinty, che ha condotto questi ulteriori studi.
Infine dall’American Academy of Sleep arrivano i suggerimenti per un riposo notturno davvero ristoratore (tenendo conto che l’ideale è dormire almeno sette-otto ore a notte):
1. Seguire una routine ben definita nell’andare a letto;
2. Dedicare qualche minuto al relax, prima di dormire;
3. Evitare di fare le ore piccole;
4. Niente cibi o bibite a base di caffeina, o farmaci stimolanti, prima di coricarsi;
5. Mai portare le proprie preoccupazioni a letto;
6. Non andare a letto affamati, ne’ con lo stomaco troppo pieno;
7. Evitare di fare attività fisica intensa nelle sei ore precedenti al momento di andare a letto;
8. La camera da letto deve essere silenziosa, buia e leggermente fresca;
9. La sveglia deve suonare sempre alla stessa ora.
Da non dimenticare poi che il fumo è il nemico numero uno del sonno, così come definitivamente dimostrato da un altro studio Usa, pubblicato su ‘Chest’, dal quale emerge come il rischio di alzarsi più stanchi di quando si è andati a dormire è ben quattro volte maggiore per chi ha il vizio, rispetto agli astemi delle sigarette. I momenti di sonno profondo sarebbero per chi fuma di meno rispetto a quelli dei non fumatori, con differenze più marcate nelle prime fasi di sonno. Si fatica, dunque, ad abbandonarsi alle braccia di Morfeo. Questo perché, secondo i ricercatori della Facoltà di medicina della Johns Hopkins University, gli effetti stimolanti della nicotina potrebbero far sperimentare l’astinenza anche nel bel mezzo della notte, con la conseguenza di un riposo disturbato.
Argomenti: Harvard Medical School, memoria, pisolino, ricercatori, sonno, test
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