La sindrome di Peter Pan? Forse non è sempre un male

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Una caratteristica delle ultime generazioni? Prolungare l’adolescenza ben oltre i 20 anni. Le ragioni di questo fenomeno sono diverse, dal semplice rifiuto di affrontare la vita adulta alla oggettiva mancanza di prospettive di lavoro. Ma chi ha detto che questo sia un male? Secondo questo articolo, i ‘bamboccioni’ potrebbero avere una marcia in più

Una delle tendenze maggiormente degne di nota riguardo gli scorsi due decenni ha riguardato l’ingresso ritardato dei giovani nell’età adulta. Secondo uno studio su larga scala condotto fin dalla fine degli anni ‘70, le generazioni che si sono susseguite hanno impiegato più tempo per finire la scuola, ottenere un’indipendenza economica, sposarsi e avere dei figli. I venticinquenni di oggi, in confronto ai coetanei della generazione dei propri genitori, hanno il doppio delle probabilità di essere ancora degli studenti, solo la metà delle probabilità di essere sposati, e nel 50% dei casi ricevono ancora assistenza economica da mamma e papà.

GIUSTO O SBAGLIATO?

Le persone tendono a reagire a questa moda in uno o due giorni, o castigano i giovani d’oggi per la loro pigrizia, o riconoscendo l’entrata in ritardo nell’età adulta come una risposta razionale (anche se deplorevole) a una serie di cambiamenti sociali. come le scarse prospettive di lavoro. In entrambi i casi, il rinvio le responsabilità dell’età adulta è visto come una cosa negativa.
Si tratta, però, di una visione troppo pessimistica. L’adolescenza prolungata, nelle giuste circostanze, è in realtà una cosa buona perchè promuove la ricerca di novità e l’acquisizione di nuove competenze.

ALCHIMIA

Gli studi rilevano che l’adolescenza è un periodo di forte “plasticità” durante il quale il cervello è altamente influenzato dall’esperienza. Come risultato, l’adolescenza è sia un periodo di opportunità, sia un periodo di vulnerabilità, un periodo in cui si impara molto specialmente a proposito del mondo sociale, ma quando si è esposti ad eventi stressanti può essere particolarmente devastante. Quando abbandoniamo l’adolescenza, una serie di cambiamenti neuro-chimici rendono il cervello meno plastico e meno sensibile alle influenze ambientali. Si potrebbe pensare che si tratti di un fenomeno strettamente biologico, ma non si sa se il passaggio dall’adolescenza all’età adulta sia geneticamente programmato fin dalla nascita, o se sia condizionato dall’esperienza (o dalla combinazione di entrambi i fattori). Diversi studi rilevano un marcato declino nella ricerca della novità quando ci si avvicina ai 20 anni, il che potrebbe rappresentare una delle cause di questo mutamento neuro-chimico, non solo una conseguenza. Se questo è vero - cioè che il declino nella ricerca del nuovo causa un indurimento del cervello - solleva quesiti inquietanti come, ad esempio, se la plasticità del cervello di un adolescente possa essere tenuta aperta un pò più a lungo attraverso l’esposizione ad esperienze stimolanti che segnalino al cervello che non è ancora pronto per l’indurimento dell’età adulta.

RIMANERE FOLLI

È indubbio che l’evoluzione ha posto un limite biologico su quanto a lungo il cervello possa mantenere la malleabilità dell’adolescenza. Ma le persone che riescono a prolungare la plasticità cerebrale adolescenziale, anche se per un periodo di tempo ristretto, godono di vantaggi intellettuali non concessi ai coetanei più “induriti”. Alcune ricerche hanno dimostrato che coloro che possiedono in QI più alto, ad esempio, possono usufruire di un periodo più lungo durante il quale nuove sinapsi continuano a proliferare, e il loro sviluppo intellettuale rimane notevolmente sensibile all’esperienza. È importante essere esposti a novità e sfide quando il cervello è ancora nella fase plastica non soltanto perchè si tratta di come acquisiamo e rinforziamo le abilità, ma anche perchè è il modo attraverso il quale il cervello migliora la sua abilità di trarre profitto dalle esperienze future.

IL POTERE DEL CERVELLO

Con questo in mente, il lungo passaggio all’età adulta che caratterizza il compimento dei 20 anni, per molte persone inizia ad apparire meno increscioso. Infatti, coloro che possono prolungare l’adolescenza in realtà possiedono un vantaggio fino a quando il loro ambiente gli fornisce stimoli continui e sfide crescenti. Cosa si intende per stimoli e sfide? L’esempio più ovvio è un’istruzione superiore, che ha mostrato essere in grado di stimolare lo sviluppo del cervello in modi che semplicemente invecchiando non avrebbero più effetto.

UN LAVORO SENZA FINE

Naturalmente è possibile andare al college senza dover essere per forza esposti a sfide o, al contrario, senza circondarsi di esperienze nuove e intellettualmente impegnative. In generale è più difficile realizzare tutto ciò nel campo del lavoro piuttosto che a scuola, soprattutto se si occupano posizioni di rilievo.

LA VITA MATRIMONIALE

Ahimè, qualcosa di simile accade nella vita matrimoniale. Per molti, dopo che si è esaurita la novità iniziale, il matrimonio favorisce uno stile di vita di routine e prevedibilità rispetto alla vita da single.
Mogli e mariti rilevano un calo nella soddisfazione coniugale già pochi anni dopo, in parte perchè la vita diventa ripetitiva. Un periodo più lungo di appuntamenti, con tutta l’imprevedibilità e il cambiamento che avviene con partners diversi, potrebbe essere più adatto al vostro cervello rispetto alla vita matrimoniale.
Se la plasticità cerebrale si mantiene prendendo parte ad attività nuove, impegnative e stimolanti a livello cognitivo, e se entrare nella ripetitività di ruoli meno eccitanti come quelli di lavoratore e/o coniuge aiuta a chiudere la finestra di questa malleabilità, ritardare l’entrata nel mondo dell’età adulta non soltanto va bene, ma può essere un vantaggio.

[Articolo tratto dal mensile SpeakUp, gennaio 2015. Traduzione di Alessia Angeli]


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