Nel discount dei misteri.

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In Italia ha 460 negozi e 8 mila dipendenti, ma √® pi√Ļ riservata della Cia. Nessuno ha mai visto il padrone e i manager parlano poco. Piani segreti della Lidl, leader europeo della spesa ‹‹low cost››.

Il quartier generale italiano √® in un’anonima palazzina grigia di quattro piani, senza alcuna insegna, affogata tra mille costruzioni nella zona industriale di Arcole, Verona. Il padrone, tedesco, nessuno l’ha mai visto, neppure in fotografia. Quanto al presidente della filiale italiana, inutile chiedere persino normali informazioni da curriculum, del tipo: ‹‹In quale azienda ha lavorato in precedenza?››

Benevnuti nel mondo Lidl, societ√† numero uno degli hard discount in Europa e seconda in Italia dopo l’Eurospin. Quella che (unica tra i supermercati a basso prezzo) non smette di pubblicizzare in tv le sue offerte di prodotti superscontati, dal tosaerba all’ananas. Ma per chi cerca di vedere chi e cosa c’√® dietro gli scaffali dei 460 punti vendita sparsi per l’Italia sembra pi√Ļ impenetrabile della Cia. In perfetta adesione alla filosofia di Dieter Schwarz, 67 anni, che continua a fare della riservatezza maniacale uno stile di vita. La lidl √® una macchina inarrestabile: ha raggiunto i 34 miliardi di euro di fatturato con i suoi 7.500 hard discount in 22 paesi e i 700 ipermercati marchiati Kaufland.

In Italia, dove √® approdata nel 1992, ha ricavi per 1,8 miliardi, d√† lavoro a 8 mila persone e intende marciare al ritmo di 30-35 nuovi negozi a 600-800 assunzioni all’anno per i prossimi 3-4 anni. Tutto, per√≤, nel riserbo totale, come vuole Herrr Schwarz. Mistero nel mistero. Di lui, che, figlio di un commerciante all’ingrosso di frutta, ha fondato negli anni ‘70 la Lidl & Schwarz di Neckarsulm, Stoccarda, esistono solo una foto e una marea di aneddoti. Uno vuole che durante un importante congresso a Berlino si sia appuntato il badge di un altro uomo d’affari per passare inosservato. Un altro che abbia rifiutato un importante incarico politico nel Baden-Wűttemberg perch√® non ammetteva di essere fotografato. Inutile cercare di andare oltre.

‹‹Sono cose private››, taglia corto R#369;diger Kasch, 45 anni, presidente della Lidl Italia, nella prima intervista concessa alla stampa. Cos√¨ ancora una volta si deve ricorrere alle (rare) voci di corridoio, secondo cui Schwarz, che vive ritirato a Heilbronn, nella Germania del Sud, pur avendo abbandonato la gestione operativa visita a sorpresa i punti vendita con piccole auto che cambia spesso.

Nella sede della Lidl italiana ci si ritrova immersi in una serie di ambienti moderni e silenziosi(colori dominanti il bianco, il grigio e il blu) dove tutto √® ben organizzato, ma controllato, oltre che da sistemi di sicurezza (le porte si aprono con pulsanti o badge), da regole ferree. Le stesse che sono appese sulle pareti della reception, per ricordare ai dipendenti i principi aziendali. Come quello che recita: ‹‹La nostra ambizione nn consiste nel fare del prestigio, ma di restare modesti, sia a livello personale sia professionale, facendo cos√¨ prova di stile e di classe››. L’italiano zoppica? Non bisogna dimenticare che la Lidl √® tedesca, e in compenso il tedesco √® parlato da molti dei 120 dipendenti del quartier generale, soprattutto dai manager che hanno rapporti con la casa madre. Tanto che ogni anno sono previsti stage oltre confine da 6 a 9 mesi. ‹‹Solo una decina di dipendenti vengono dalla Germania›› precisa Kasch.

Sono tedeschi tre dei cinque manager che compongono la squadra di vertice della Lidl Italia: oltre al presidente Kasch, Helmut Hache, capo dell’ufficio acquisti, e Jean-Claude Preisser, che guida la sviluppo, mentre italiani sono Andrea Vai, amministratore delegato con delega su finanza, personale e information technology, e Massimiliano Silvestri, responsabile delle vendite. ‹‹L’Italia gode come tutti i paesi di una propria autonomia›› sostiene Vai. Tutta italiana per esempio √® l’idea di mettere l’attivit√† di formazione Lidl sotto il cappello della Lidl academy, una vera scuola che √® stata inaugurata a fianco del quartier generale a fine novembre 2007 per formare il personale.

Completamente made in Italy √® anche la Lidl card, gestita con la Banca Findomestic, con cui dall’autunno 2007 la catena ha deciso di fare il primo passo nei servizi finanziari low cost. Garantisce a chi vuole dilazionare i pagamenti della spesa un tasso annuo globale lordo del 9,87 per cento, quasi la met√† di quello medio della grande distribuzione che oscilla tra il 17 e il 18. Il futuro? ‹‹Stiamo lavorando sui servizi, per esempio le assicurazioni›› annuncia Vai.

Di certo la Lidl sta facebdo di tutto per scrollarsi di dosso l’aria da magazzino povero con cui era nata: per esempio ampliando l’offerta con le marche, dalla Barilla al Dash, dalla Sprite alla Ferrero. Ma √® trattando megaordini a livello internazionale che il gruppo, secondo i suoi responsabili, riesce a spuntare prezzi davvero bassi senza compromessi sulla qualit√†. ‹‹Non possiamo permetterci di sbagliare›› continua il presidente della Lidl Italia ‹‹perch√® se un prodotto di marca arriva non perfetto sulla tavola, il consumatore magari lo riacquista, ma se si tratta di hard discount il cliente √® perso››.

Baster√† a convincere gli italiani a riempire i carrelli anche i tempi di consumi calanti? Alla Lidl non si dicono preoccupati, forse perch√® la crisi porta loro anche clienti di (ex) redditi medio-alti. ‹‹Nel 2007 chiudiamo a pi√Ļ 10 per cento e nel 2008 cresceremo al Nord, al Centro e al Sud›› conclude Kasch. Also sprach Lidl.

[Articolo preso da “Panorama”]


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22 Responses to “Nel discount dei misteri.”

  1. Dr. Zeder Says:

    Il guaio della Lidl, corporazione che comunque √® da ammirare, √® che i prodotti alimentari vengono tutti dall’estero…vattela a pesca di quello che ci mettono dentro!Io non mi fiderei molto a mangiare quei prodotti. Le poche volte che sono andato alla Lidl, l’ho sempre vista piena di extracomunitari, che ovviamente badano al costo e non alla genuinit√† del prodotto, a differenza di noi italiani, che invece nella maggior parte dei casi cerchiamo un prodotto un p√≤ pi√Ļ D.O.C.

  2. Alessia Says:

    Nemmeno io sono una frequentatrice dei discount proprio per il fatto che ciò che si vende lì dentra non è made in Italy, quindi non mi ispira poi così tanta genuinità.
    L’unica cosa che ho comprato al Lidl sono state le merendine della Ferrero che, effettivamente, costano meno che nei supermercati (il prodotto comunque √® lo stesso).

  3. Dr. Zeder Says:

    Il fatto √® che, purtroppo, non possiamo essere sicuri che i prodotti della Lidl, solo perch√® costano di meno e sono di marche estere, siano fatti x forza con sostanze scadenti se non nocive e che invece i prodotti made in Italy, solo perch√® costano di pi√Ļ e sono D.O.C. sia fatti solo con sostanze genuine e sicure!

  4. Alessia Says:

    Certo che non possiamo saperlo, per√≤ il dubbio viene sempre … come mai costano cos√¨ tanto meno se sono fatte con gli stessi ingredienti (e quindi √® roba genuina)?
    A me √® capitato di mangiare la pasta comprata all’Eurospin e ti posso assicurare che faceva veramente schifo, scuoceva subito e aveva un sapore strano. Parecchie persone che fanno spesa nei discount confermano che alcuni prodotti, tra i quali la pasta, sono proprio immangiabili. Calcola che mia nonna la compra per il cane la carne del discount.

  5. cocodix Says:

    Anchelì è pienodi alieni; fidatevi. baci

  6. Alessia Says:

    eheheh :-D

  7. Mary Says:

    Allora…certi prodotti costano meno perch√® in tanti prodotti in altri supermercati si paga solo il marchio, il nome del prodotto..la lidl vende prodotti con gli stessi ingredienti senza marchio, a volte provenienti proprio dalla stessa produzione..cmq tanti sono uguali e costano meno. inoltre la Lidl ora vende anche marchi come la Barilla, Coca Cola ecc….quindi la pasta ora te la puoi comprare anche li

  8. Alessia Says:

    Io creado sia una questione di gusti. Per esempio ieri sono stata al DICO e ho comprato un pacco di merendine; la signorina dice sempre che quella marca √® una sottomarca della ferrero e che sono praticamente identiche a quelle originali … ma manco per idea!! Fanno schifo e con le originali non c’enrtrano proprio niente. Per√≤ la stessa cosa accade nei supermarcati tipo la coop: la pasta barilla e la pasta coop sono due cose opposte e non perch√® uno si fa suggestionare, ma perch√® √® oggettivamente cos√¨.

  9. Zeder Says:

    Ho sentito dire che la pasta di marchio Barilla che vendono alla lidl a prezzo ridotto…..di barilla ha solo il marchio…in realt√† il prodotto dentro non √® di prima qualit√†. Altrimenti a quale scopo la venderebbero a prezzo ridotto? Non sono mica altruisti o generosi. Lo scopo delle corporazioni √® solo il profitto….il porfitto a qualunque costo, anche a scapito della salute dei consumatori (per questo vi consiglio di vedere l’esauriente film-documentario: “The Corporation”).Le corporazioni non sono enti di beneficienza, perci√≤ state attenti a chi vende prodotti alimentari di dubbia origine o sottocosto.

  10. Alessia Says:

    Bravo Zeder.

  11. Zeder Says:

    Grazie! :)

  12. Mary Says:

    Stare attenti va benissimo ed √® lodevole, giudicare senza sapere e solo per l’aver sentito dire…non lo √®. Non potrebbe essere che vendono quei prodotti a minor prezzo per far entrare i clienti nel negozio, che poi compreranno anche altri prodotti che vedono esposti?

  13. Zeder Says:

    Mary, quello che tu dici √® giusto, ma credo che il succo dell’articolo sulla lidl sopra riportato da Alessia sia:”Dovremmo fidarci di una catena dietro la quale ci sono cos√¨ tanti segreti e misteri?”. Non dico che tutti i prodotti alimentari che vendono l√¨ sono per forza nocivi, ma Se i capi della lidl si comportano cos√¨ √® perch√® sicuramente avranno qualcosa da nascondere!
    Se poi devo parlare per esperienza personale ti posso dire che io alla lidl 4 anni fa ci ho comperato un lettore cd/mp3 a presso bassissimo, di una marca sconosciuta….eppure fino ad ora mi ha sempre funzionato benissimo.

  14. Alessia Says:

    Io credo che chi giri un p√≤ tutti i supermercati (doscount compresi) possa giudicare benissimo; chi meglio del consumatore pu√≤ dure cosa √® buono e cosa non lo √®? Se stiamo a sentire chi ti vende i prodotti, sentiremmo solo parole lodevoli su ci√≤ che vendono (chiamasi strategia di mercato), anche se loro stessi sanno invece che alcuni prodotti sono decisamente scadenti. Persone che conosco che hanno vissuto (e vivono) in Germania (dove la Lidl fa da padrone) mi han detto che anche l√¨ ci si fida poco di certi prodotti che sono addirittura “made in Germany”. Non so Mary se tu hai mai comprato determinati cibi al discount … io si e ti posso assicurare che se li comparo con la marca pi√Ļ scadente della coop, tanto quelli sono meglio. Quindi sulla genuinit√† di certi alimenti ho i miei seri dubbi. Il dubbio gi√† me lo fa venire il fatto che vendano prodotti a prezzi veramente stracciati … e non pesno sia una trategia di vendita. Poi ognuno pu√≤ pensarla come vuole, non √® che giudico male chi fa la spesa al discount .

  15. Petrus Says:

    Porto una voce di chi ha vissuto la situazione dall’interno (sono stato responsabile e poi capo area di tre aziende discount, tra cui questa). Il vero risparmio sui prezzi √® in strettissima parte legato alla qualit√†: posso assicurarvi che molti prodotti (ho visitato i luoghi di produzione) sono fatti con alti standard e/o comunque provenienti da aziende che producono anche per i grandi marchi. Il risparmio vero, dicevo, lo fanno sul lavoro delle persone. Esempio: un punto vendita che fattura 100.000 euro lordi alla settimana ha 4/5 persone che ci lavorano dentro. Il risultato √® una produttivit√† da spavento, per non parlare delle condizioni stesse in cui un addetto √® costretto a lavorare. Avrei moltissimi aneddoti da raccontare, eventualmente fate 4 chiacchiere con chi lavora nei negozi.

  16. Alessia Says:

    Mi √® capitato di fare quattro chiacchiere con delle persone che lavorano all’interno di due discount e tutti mi hanno detto la stessa cosa, ovvero che i ritmi di lavoro sono veramente faticosi e la retribuzione molto bassa se messa a paragone con le ore che lavorano. Per√≤ questo √® un problema presente in moltissimi ambienti, non solo nei discount. Per quanto riguarda la qualit√† dei prodotti non sono molto informata, mi baso pi√Ļ che altro sul mio gusto personale e molte delle cose che ho acquistato in questi negozi (non solo al Lidl) li ho poi buttati nella spazzatura perch√® immangiabili (sempre a mio gusto). Nemmeno il cane me la mangia la pasta del discount, e non lo dico tanto per dire. Non metto in dubbio il fatto che alcuni prodotti, anche se non sono “di marca”, siano buoni per√≤ dopo aver provato mi sento di dire che preferisco andare alla coop piuttosto che al Lidl.

  17. Paolo0611 Says:

    Il discount √® uno dei fenomeni pi√Ļ interessanti nella distribuzione degli ultimi 30 anni. Come giustamente dice Petrus, la qualit√† √® indiscutibile. In realt√† (io lavoro per un grosso produttore sia di marchi leader che di marchi discount) i capitolati, e cio√® le caratteristiche dei prodotti sono molto spesso superiori per i prodotti di discount che per i prodotti di marca.
    Il risparmio √® dato dall’ottimizzazione dei processi. In un supermercato ci sono circa 20.000 articoli. In un hard discount tra 600 e 700.
    Il discount riceve i prodotti a bancali, e li espone senza tirarli fuori dai cartoni, e così via dicendo.
    Il 20% del costo di un prodotto di marca √® dato dalla pubblicit√†. Un altro 20% √® l’inefficienza di un supermercato. Un altro 10% sono i margini superiori delle aziende di marca.
    Ognuno poi è libero di comprare dove vuole.
    In effetti c’√® chi compra una macchina fotografica nel negozietto del centro, dove il padrone vende magari due pezzi al giorno (quando va bene) e su quei due pezzi si deve pagare lo stipendio, l’affitto, la luce, etc. Per√≤ chi va in quel negozio ha il servizio.
    Io la compro in un discount tipo mediaworld, oppure su internet, e risparmio un 20-30%, ma non ho il servizio.
    Ognuno è libero di comprare dove vuole, ma per favore, smettetela di dire che la qualità non è confrontabile

  18. Alessia Says:

    Paolo, sulla qualit√† non sono d’accordo. Da consumatrice, e avendo provato sia le marche da supermercato che da discount, ti posso dire che per alcuni prodotti tipo la pasta Barilla o il mai Gigante Verde (giusto per fare esempi pratici) non c’√® il confronto: la pasta del discount non √® buona. Ovviamente questo √® il mio parere personale, non quello generale. Per alcuni prodotti il discount √® ottimo, per altri meno. Poi, come hai detto tu, ognuno √® libero di comprare dove vuole, ci mancherebbe! Personalmente preferisco il negozietto piccolo del centro dove la roba costa un p√≤ di pi√Ļ ma in compenso mi da un buon servizio e mi segue anche dopo la vendita, piuttosto che un grande supermercato dove la macchinetta la paghi meno ma se per caso ti si rompe sta in garanzia per mesi e mesi!!

  19. daniela Says:

    MA CHE DITE E L’INVIDIA CHE PARLA FORSE NON SAPETE CUCINARE OPPURE NON AVETE PALATO IO CREDO CHE IVECE LE COCE DELLA(LIDL)SONO PIU’ CHE BUONE.COME OGNI PRODOTTO CON IL MARCHIO E SENZA VOI SAPETE COSA C’E’ DENTRO,NO.NESSUNO VI PUO’ GARANTIRE COSA VOI MANGIATE.

  20. Alessia Says:

    Ma invidia di cosa? Ognuno ha i suoi gusti … a me la pasta del LIDL, cos√¨ come quella dell’Eurospin o del DICO, fa schifo. Manco il cane di mio zio se la mangia. E, tanto per la cronaca, mia madre cucina benissimo … e se ti dico che alcune cose che compri nei discount fanno schifo √® perch√® le ho mangiate. Se poi a te, Daniela, piacciono allora buon per te!!

  21. sara Says:

    beate voi che potete andare a fare la spesa nel grande centro commerciale a comprare le grandi marche…. io non ci riesco! si compro solo al discount da anni √® l unico posto dove posso comprare da mangiare e mi trovo bene mi son trovata bene sia come prezzi che qualit√† si quando ci trovo prodotti di marca in sconto in promo li prendo se mi servono e spesso trovo che quella marca poco conosciuta…..sia meglio!! se la cola da 1 litro e mezzola trovo a 35 centesimi perch√® devo spendere soldoni a prendere l originale?

  22. Alessia Says:

    Infatti credo che ognuno sia libero di preferire un posto rispetto ad un altro ;-)

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