Paese che vai, gesto che trovi.

gestualità

Conoscere il significato della gestualità, nostra e degli stranieri, migliora le relazioni ed evita situazioni imbarazzanti.

Se ascoltiamo e osserviamo due persone intente in una conversazione, ci accorgeremo che i loro argomenti vengono spesso supportati dal linguaggio dei loro corpi e da un altro mezzo di comunicazione non verbale: i gesti. La gestualità nasce ancora prima della lingua parlata e si sviluppa, come questa, in modo diverso nelle varie culture.

Di conseguenza comportamenti e modi di fare che per noi sono sconvenienti, vengono accettati e considerati normali presso altri popoli e viceversa. Ogni Paese ha le sue regole pertanto, soprattutto quando si va in vacanza in Paesi stranieri e si è quindi ospiti di popoli con culture diverse, bisogna porre particolare attenzione ai gesti che si fanno: potrebbero infatti nascere problemi di omomorfia (gesto uguale, significato diverso), responsabili di fraintendimenti. Per esempio una caratteristica italiana, tipicamente latina, è quella della forte gestualità, che quasi va a mimare il discorso, e della distanza ridotta (rispetto agli anglosassoni) che viene tenuta con l’interlocutore.

Infatti negli altri Paesi i comici imitano gli italiani gesticolando e urlando come pazzi, perchè quei gesti che per noi sono del tutto naturali ed inconsci, per gli stranieri risultano strambi ed incomprensibili. Inoltre, il gesticolare, non essendo traducibile a parole, unito ad un tono di voce di solito più alto rispetto ad altre culture, fa sì che gli italiani vengano visti come un popolo aggressivo ed invadente. Nella cultura anglosassone la comunicazione con i gesti è sempre stata evitata in quanto volgare e troppo £popolare”, le espressioni e i suoni rumorosi, tipici delle culture di origine latina, venivano associati agli immigrati, di solito meno colti.

D’altronde quando i nostri comici imitano gli anglosassoni lo fanno ponendo l’accento su quell’à plomb, quella calma che per noi è innaturale, quasi un segno di insensibilità. Senza soffocare le nostre peculiarità è bene sapere come il significato di certi gesti o “rumori” cambi nelle diverse culture, soprattutto ora che il nostro Paese sta diventando cosmopolita e che si avvicinano le vacanze. Per esempio analizziamo l’ambito di una conversazione: voi sorridete mentre ascoltate, pensando di comunicare il vostro accordo, mentre un giapponese e un coreano penseranno che siate in disaccordo, ma troppo timidi per dirlo (in Asia infatti non vale il detto “chi tace acconsente”).

Guardando dritto negli occhi il vostro interlocutore ovviamente volete dimostrare la vostra franchezza e attenzione, ma nei Paesi arabi questo atteggiamento viene interpretato come segno di sfida e in Cina, se l’interlocutore è donna è come se le stesse facendo una proposta arotica. Se pensate che tenere gli occhi abbassati, quasi chiusi in una fessura, dimostri disattenzione, tenete presente che per un giapponese e un africano è invece una forma di rispetto, per comunicare che l’attenzione è massima e che non si vuol correre il rischio di distrarsi.

Quando mettete entrambe la mani in tasca, cosa da noi indice di semplice informalità, pensate che se invece foste in Turchia potreste essere licenziati e in Cina considerati dei maleducati. Al momento dei saluti vi verrà naturale stringere la mano in modo deciso perchè nelle culture auro-americane dimostra sincerità e “virilità”: ricordatevi però di non porgere mai la mano sinistra ad un arabo poichè è considerata impura e che in Oriente è un gesto inusuale. In Giappone al posto della stretta di mano durante un commiato gli occhi vanno focalizzati a terra in un punto a lato della persona che si sta salutando e viene fatto un inchino.

Poniamo ora che vi venga un forte raffreddore e che dobbiate necessariamente soffiarvi il naso … attenti! In Giappone è considerato irrispettoso e volgare e il muco viene tamponato con un fazzoletto, in Turchia anche, ma il muco viene inspirato, anche rumorosamente, ed inghiottito! Di conseguenza, sputare, gesto che da noi è molto sconveniente, in Oriente e nelle culture arabe e nero-africane è comunissimo. Starnutite invece con calma: vietato fino a qualche tempo fa, oggi viene accettato perchè più salutare del trattenerlo e in molte culture si è arricchito da modi di dire come i tradizionali “salute!”, “(God) bless you!”

Se andate in vacanza nei Paesi arabi vi capiterà sicuramente di uscire la sera, magari andrete in un locale e vi sederete accavallando le gambe oppure appoggiando la caviglia al ginocchio e lasciando così che si veda la suola delle scarpe: ciò che per voi è estremamente normale può ferire la sensibilità di qualcuno, poichè si ritiene che queste posizioni comunichino disprezzo o addirittura che si voglia dire “vattene da qui!”

Ovviamente è bene documentarsi sulle abitudini e la cultura del Paese che si va a visitare, l’importante però è, senza farsi troppi problemi, comportarsi con buon senso e rispetto: questa è la chiave per ogni viaggio ed esperienza positiva sia per noi che per chi ci accoglie.

Piccoli gesti che possono diventare sconvenienti.

1. SI (muovere la testa dall’alto verso il basso) nello Sry Lanka equivale a “no”

2. VITTORIA (sollevare indice e medio della mano destra a V) in Inghilterra, se il dorso della mano è rivolto verso chi parla significa “vittoria”, mentre invece significa un insulto se il dorso della mano è rivolto verso chi scolta

3. VA BENE (tenere il pugno chiuso e il pollice aretto verso l’alto) in Brasile significa “grazie”, in Indonesia “dopo di te”, in Estremo Oriente invece ha un significato decisamente sconveniente

4. MA CHE CAVOLO DICI (far oscillare basso-alto la mano rivolta verso l’alto con le dita raccolte a grappolo) in Turchia significa “ottimo, eccellente”, soprattutto se rivolto a una donna

5. ME NE FREGO (tenere la punta delle dita unite appoggiata sul pomo d’Adamo e poi muoverla più volte verso l’esterno, sfiorando il mento) in Turchia è un gesto privo di intensionalità comunicativa, in quanto i Turchi hanno una barba molto fitta e dura, che irrita la pelle mentre cresce, e che quindi costringe loro abitualmente a questo gesto

[fonte BENE INSIEME]


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