Timidi a volte si nasce.

Ma più spesso si diventa. I tabù e le regole della nostra società concorrono a creare questa patologia.

Un esame o un colloquio di lavoro: ci sono persone che affrontano questi appuntamenti senza particolari patemi d’animo, con tranquillità, ed altri che, preoccupati di fare una buona impressione, si sentono invece insicuri, impicciati.

Prefigurandosi, magari a torto, una brutta figura, perdono il filo del discorso, arrossiscono, si bloccano.

Sono i timidi. A contatto con un ambiente familiare - i genitori, gli amici ed i colleghi di lavoro che conoscono da tempo - si comportano solitamente con relativa scioltezza ma, di fronte ad un ambiente che non conoscono, a persone estranee, specialmente quando le ritengono, socialmente o culturalmente superiori, provano ansia, confusione, imbarazzo, e tendono così ad isolarsi.

I fattori che possono destare la timidezza, comprese le precoci esperienze vissute in famiglia e con i coetanei, sono tanti. C’è però in certe persone una timidezza innata, in un certo senso ereditaria.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Jarva Medical School di Boston, ha dimostrato infatti che la reazione di fronte a persone e situazioni nuove può dipendere, almeno in parte, da differenze cerebrali esistenti fin dall’infanzia.

L’esperimento è stato condotto in due parti. Nella prima fase, un esteso campione di bambini dell’età di due anni è stato diviso in due categorie, a seconda del grado d’inibizione o di disinibizione mostrato di fronte a stimoli sconosciuti.

Nella seconda fase, svoltasi sedici anni dopo, quegli stessi soggetti, ormai diventati maggiorenni, sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre osservavano fotografie di volti sconosciuti.

Ebbene, durante la sperimentazione le reazioni sono state diverse: nei soggetti precedentemente classificati come “inibiti” il livello di attivazione dell’amigdala, la cruciale struttura cerebrale che fa parte del sistema limbico, ha mostrato un livello di attivazione più elevato rispetto agli altri soggetti.

Morale: timidi, almeno a volte, si nasce. Ciò non toglie che la timidezza, anche quando diventa una vera e propria patologia, può essere “guarita”.

L’importante, come dicono gli esperti, è, innanzitutto, accettarsi e non farne un dramma.


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2 Responses to “Timidi a volte si nasce.”

  1. luisa Says:

    molto interessante..io sono una timida secondo il mio modesto parere irrecuperabile..ormai per me non c’è via di scampo..la timidezza mi ha arringhiata ,accartocciata.

  2. Alessia Says:

    Ciao Luisa, io credo che la timidezza si possa combattere e in alcuni casi vincere. Ho conosciuto persone talmente timide che avevano paura persino a chiedere un biglietto per il treno. Col tempo, e con l’aiuto delle persone giuste, hanno eliminato non dico tutta, ma una buona percentuale della loro timidezza.
    ;-)

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