I videogames fanno bene.

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Mark Prensky ne svela i benefici.

Fin dall’introduzione Mark Prensky spiega il perché di questo libro (Mamma non rompere STO IMPARANDO!, Multiplayer.it Edizioni): far scoprire a “genitori apprensivi e insegnanti” il mondo dei videogames, capendone e apprezzandone “le molte cose benefiche che i vostri figli imparano attraverso i videogiochi”. Presky vuole soprattutto fare in modo che le cose che i bambini imparano con questi giochi “siano valorizzate, riconosciute come in grado di poterli fare crescere attraverso un dialogo sui videogiochi che essi stessi desiderano”.

Troppo spesso si tende a concentrarsi esclusivamente sugli effetti negativi dei videogiochi, basandosi su azioni sbagliate compiute perché prese ad esempio dai videogames. Oppure sulle ripercussioni salutari che possono avere se usati per lungo tempo. Presky precisa fin dalle prime pagine del libro che i videogiochi vanno usati con moderazione (una media di tre ore al giorno) e che non bisogna fare di tutta un’erba un fascio. Molti hanno in testa l’equazione, al quanto superficiale, videgioco = violenza. Niente di più sbagliato e Prensky cerca di farcelo capire in questo libro. I videogiochi pagando lo stesso dazio che anni a dietro dovettero pagare dapprima i fumetti, quindi il rock and roll e i cartoni animati.

Tuttavia basta entrare nella cameretta di un bambino tra i sei e i dieci anni, per rendersi conto di come le nuove tecnologie siano entrate prepotentemente nella loro vita. “La scrivania è una vera e propria consolle degna della plancia della Enterprise”: vi si possono individuare un personal computer, un lettore mp3, un telefonino (preferibilmente umts o smartphone), un televisore corredato da lettore dvd e consolle di ogni tipo, portatili o collegate al doppino telefonico per poter giocare in rete. Prensky si appella ai genitori, ma soprattutto agli insegnanti. Infatti non sono poche le scuole dove ormai i videogames sono entrati a pieno titolo del programma scolastico. Questo perché si è incominciato a capire che i vecchi programmi sono rimasti indietro, rispetto ai bambini del nostro tempo. Con i videogames complessi di oggi, i bambini imparano a ragionare. “Bisogna fare un sforzo e riconoscere i figli come nativi digitali di un mondo digitale, nel quale noi adulti siamo degli immigrati”, afferma Prensky.

I nativi digitali comunicano in maniera diversa (E-mail, Chat), condividono in maniera diversa (blog, webcam, youTube, web 2.0, peer-to-peer), comprano e vendono in maniera differente dalla nostra (e-commerce, eBay), socializzano in maniera differente (Myspace, Flickr, connessioni, newsgroup). E’ importante inoltre fare una seconda distinzione. Ebbene i videogiochi col tempo si sono evoluti. Se quelli degli immigrati digitali erano paragonabili al Trivial Pursuit, ossia l’apprendimento si limitava al mero nozionismo. I videogames attuali, invece, sono molto più complessi.

Richiedono tra le otto e le cento ore per essere completati, il giocatore deve mettere in atto strategie, risolvere enigmi, reperire fonti o aiuti esterni. Prensky fa rientrare in questa categoria i cosidetti giochi di sport, di strategia militare, di simulazione (The Sims, Sim City, Tycoon) e di storia (Civilazation III, Rise of Nations). “Attenzione però: non tutti i giochi sono complessi. I cosidetti “picchiaduro” come Tekken e Virtual Fighter non sono altro che giochini molto ben presentati”, puntualizza l’autore. Anche se esistono varianti come Ninja Gaiden che richiedono maggiori capacità. Chi fin’ora ha demonizzato i videogiochi, leggendo questo libro scoprirà di aver preso un granchio. A testimonianza di ciò, anche le rivelazioni di personaggi di successo, che hanno trascorso e trascorrono tutt’ora parte della loro giornata incollati a consolle o pc.

Mark Prensky
Mamma non rompere STO IMPARANDO!
Come i videogiochi preparano tuo figlio ad avere successo nel 21° secolo!
Multiplayer.it Edizioni
Pagg. 248 – Euro 15

[fonte Tgcom]


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