Cristiana Capotondi.
La passione mi ha salvata!
Cristiana Capotondi, da poco al cinema con “Scrivilo sui muri”, commedia adolescenziale sul mondo dei writers racconta di come l’amore per il suo lavoro l’abbia aiutata a crescere e a salvarla dalle scelte sbagliate
Cristiana Capotondi, a 27 anni appena compiuti e già 15 di carriera cinematografica alle spalle (ha esordito a soli 12 anni nella serie tv Amico Mio, con Massimo Dapporto) dimostra una maturità che poche attrici della sua generazione possiedono. Laureata in scienze della comunicazione - in corso -nonostante i continui impegni televisivi e cinematografici, quando parla si esprime da donna saggia a attrice navigata. Da poco è uscito nelle sale Scrivilo sui muri, di Giancarlo Scarchilli, commedia adolescenziale sul mondo affascinanate e poco conosciuto dei writers.
Nel Film Cristiana - Titti per gli amici - interpreta Sole, ragazza di buona famiglia ma con una madre assente, che ritrova slancio e voglia di vivere avvicinandosi a un gruppo di ragazzi con la passione del writing. E alle polemiche che hanno accompagnato la promozione del film, accusato di dipingere i maniera troppo semplicistica e buonista le azioni – non sempre legali - di questi ragazzi, lei risponde: «Se fossi una madre la cosa che mi preoccuperebbe di più sarebbe vedere mio figlio non per strada con gli amici, ma chiuso dentro casa davanti alla play station, perché il personal media è diventato devastante, succhia energie in continuazione. È l’involuzione nel privato la cosa che più mi spaventa. Sole nel film, dice alla madre: ‘Ti dovevi preoccupare quando alle nove di sera mi chiudevo in camera mia, non ora che esco’. Anche perché questi ragazzi, diciamo la verità , non vanno a fare nulla di tragico o dannoso, né per se stessi, né per gli altri.”
Ci spieghi meglio cosa intendi dire e qual è la tua posizione a riguardo?
Quando io lamento isolamento dei giovani davanti alla play station è perché credo che nella scarsa interazione ci sia ben poca crescita. Sostengo a gran voce che sia meglio stare in strada, scrivere sui muri e cercare uno scambio piuttosto che rinchiudersi in casa.
Come è cambiata la tua percezione del mondo dei writers dopo il film?
Ho una mia idea personale a riguardo: loro hanno le loro idee e una gran voglia di trasmetterle. E fanno in modo che un treno o un vagone della metropolitana porti per la città i loro ideali, di modo che non restino solo pensieri personali o intimi. Credo che tutto ciò sia in realtà un richiamo al mondo degli adulti: quello che cercano è una guida, un punto di riferimento. Io spero che la nostra società possa produrre degli intellettuali in grado di gestire questa forza spirituale straordinaria che c’è nella gioventù di oggi. Mia madre mi ha sempre detto: “Se avessi avuto a 20 anni la testa che ho oggi…” Proprio perché un ventenne ha bisogno di una testa adulta in grado di dirigere (guidare) la sua energia. Per fortuna io nella mia avita ho sempre avuto una passione, il mio lavoro, che è stata la mia guida e mi ha permesso di non dare disordine alla mia vita.
Come è stata l’esperienza sul set?
È stato molto difficile e faticoso, ho vissuto di notte, per otto settimane e abbiamo fatte talmente tante nottate di lavoro che nessuno di noi ce la faceva più. Poi era difficile correre tra le rotaie, scalare i muri. Ma ci siamo anche divertiti un sacco: con le bombolette continuavamo a dipingere anche quando non dovevamo e io avevo sempre le mani imbrattate. È stato un bel viaggio!
Il film ha già sollevato parecchie polemiche. Cosa risponderesti?
Scrivilo sui muri è un’osservazione sul mondo giovanile, che non dà né vuole dare risposte. La nostra cultura nazionalpopolare, della quale il mondo dei writers fa parte, non va vilipesa ma compresa e amata. Credo che la polemica fine a sè stessa, la critica che distrugge senza dare risposte positive non serva a nulla. Dovremmo smettere di criticare e imparare a guidare. A ognuno può piacere o meno il writing ma quel che conta è ciò che c’è dietro, ovvero un fenomeno sociale interessante. Si deve andare alla radice del fenomeno, capire cosa spinge un ragazzo a scrivere sui muri e non fermarsi solo al segno. Soprattutto pensare a come quella energia possa essere utile al nostro paese, guidandola in maniera positiva.
Pensi che Scrivilo sui muri possa aiutare in questo senso?
Spero che la gente vada a vedere il film per porsi delle domande e per capire meglio alcuni aspetti del mondo dei giovani. Io ho la fortuna, grazie al mio lavoro, di rapportarmi spesso con gli adulti e sento grosse lamentele per l’impossibilità di parlare con i ragazzi, che siano figli, nipoti o amici. Ecco, credo che questo film sia l’occasione per capire qualcosina in più su di loro.
Hai parlato delle necessità , per i giovani, di avere delle guide. Quali sono state le tue?
Ho sempre avuto dentro di me il desiderio di realizzare la mia passione, che era lavorare nel cinema. Ho cercato e ho trovato di volta in volta dei punti di riferimento all’interno del mio lavoro. Però l’idea di essere un po’ diretti nella vita continua a piacermi. Nonostante abbia 27 anni e lavori da 15, sento tuttora la necessità di una guida.
Dove ti vedremo dopo questo film?
Ho due film in uscita a novembre, I Viceré di Roberto Faenza e a seguire Come tu mi vuoi, di nuovo insieme al mio amico Nicola Vaporidis.
Il tuo ruolo nei Viceré?
Sono la figlia del principe, una giovane donna costretta a sposare uomo che non ama, come spesso accadeva in quei tempi. È un film meraviglioso, racconta un’Italia voltagabbana, che per non scendere dal carro dai vincitori e continuare a godere di privilegi si fa portavoce degli ideali del ceto borghese emergente. Una realtà molto attuale…
Cosa vorresti nel futuro?
Vorrei essere un “motore positivo” di voglia di fare delle cose. Mi spiego meglio: io sono una che ha sempre lavorato e studiato tanto, mi sono laureata in tempo nonostante il lavoro. E l’ho fatto perché credo che nella vita sia importante essere impegnati, per sentirsi bene con sè stessi e realizzati. Per me l’idea della vacanza è legata al lavoro ben fatto, proprio perché ho sempre voglia di fare cose nuove. E mi piacerebbe riuscire a comunicare questo: che uscendo dal cinema, dopo avermi vista, la gente avesse voglia di fare delle cose. Ecco, vorrei essere uno slancio in positivo.
[LiberoNews]

Argomenti: attrice, cinema italiano, Cristiana Capotondi, film
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