I cacciatori di stelle
Titolo originale: Carpentaria
Autore: Alexis Wright
Editore: Rizzoli
Capitolo 1. - Da tempo immemorabile -
Una nazione canta, ma la vostra storia la conosciamo già . Le campane suonano ovunque. Le campane della chiesa chiamano i fedeli al tabernacolo, dove le porte del paradiso si apriranno, ma non per i malvagi. Chiamano le innocenti ragazzine aborigene di una comunità remota, dove la bianca colomba che porta un ramoscello d’olivo non si posa mai. Ragazzine che tornano a casa dopo la messa la domenica, che vedono attorno a sè la decadenza umana e annunciano, in tono neutro: qui comincia lo scontro finale. Il serpente ancestrale, creatura più vasta delle nubi tempestose, scese dalle stelle gravido della sua immensità creatrice.
Si muoveva con grazia, a vederlo con gli occhi di un uccello che levatosi alto nel cielo avesse scorto in basso la pelle umida del rettile brillare alla luce di un sole antico, molto tempo prima che l’uomo fosse una creatura in grado di pensare. Scese sulla terra miliardi di anni fa, per strisciare sul ventre pesante, intorno alle umide terre argillose del golfo di Carpentaria. Immaginate il serpente creatore che procede in profondità , erodendo i viscidi substrati delle secche fangose, lasciando dietro di sè il frastuono delle gallerie che crollano e formano profonde vallate sommerse. L’acqua del mare, seguendo la scia del serpente, sciamò in una frenesia di maremoti, mutando ben presto colore dal blu dell’oceano al giallo del fango. Le onde colmarono i solchi, turbinando fino a formare i fiumi possenti e sinuosi che incidono le ampie pianure delle terre del golfo.
Il serpente percorse i fondali bassi, le secche salmastre, attraversò le dune di sale, oltrepassò le foreste di mangrovie e strisciò nell’entroterra. Poi tornò al mare. Riemerse in un altro punto della costa, si diresse di nuovo verso l’interno e poi ancora verso il mare. Quand’ebbe finito di dare origine ai tanti fiumi nella sua scia, ne creò un ultimo, nè più grande nè più piccolo degli altri, un corso d’acqua che non si fa scrupoli a mostrare il proprio scontento verso chi non lo conosce. E’ lì che il gigantesco rettile continua a vivere: nelle viscere profonde della terra, in un reticolo immenso di grotte e canali. Narrano che la sua essenza sia porosa e permei ogni cosa. E’ diffusa nell’atmosfera e aderisce come pelle alla vita della gente del fiume. Il serpente-fiume delle maree di fango fluido inspira una quantità d’aria difficile da concepire per la mente umana. Immaginatene il ritmo: il serpente inspira e la marea si alza verso terra, spingendosi verso le acque sorgive annidate nelle gole di un antico altopiano calcareo coperto di erbe fruscianti ingiallite dai venti impetuosi.
Poi, quando espira, la massa di acque poco profonde nell’enorme invaso di un’ansa della terraferma, le cui sponde lo separano dal mare aperto. Per cogliere il respiro del fiume servirebbe la pazienza di chi può stare giorni interi senza far niente. Se vi mettete sotto l’eucalipto dove quelle canaglie dei ragazzini della missione impiccarono per sbaglio Sally la frignona, la punta del ramo secco vi indicherà il luogo dove l’alito del serpente si fa strada in un tunnel di vento, creando luccicanti increspature argentee simili alle scaglie di una biscia notturna che si dibatte furiosa ogni volta che la luce ne colpisce il corpo traslucido, costringendola a dimenarsi e contorcersi per il desiderio di tornare in fretta al buio del suo ambiente naturale.
Argomenti: Alexis Wright, angolo della lettura, i cacciatori di stelle, romanzo
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