Io sono leggenda.

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Titolo originale: I Am Legend

Autore: Richard Matheson

Editore: Fanucci

- Gennaio 1976 -

Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del rientro. Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l’abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perchè in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.

Fece il giro della casa nel grigio uggioso del pomeriggio, una sigaretta penzolante all’angolo della bocca, un fil di fumo a fargli da scia da sopra la spalla. Passò in rassegna le finestre una a una, per controllare se qualche asse si fosse allentata. Durante gli assalti più violenti le tavole venivano spesso distrutte o forzate, e lui era costretto a sostituirle del tutto; un lavoro che detestava. Stupefacente, pensò. Nel cortiletto sul retro controllò la serra e il serbatoio d’acqua. Qualche volta la struttura di protezione aveva un cedimento o i bacini di raccolta per l’acqua piovana si abbozzavano o venivano sfasciati. Capitava che quelli scagliassero delle pietre oltre l’alto steccato che circondava la serra e che i sassi attraversassero la rete aerea, costringendolo a sostituire i vetri. Quel giorno sia il serbatoio che la serra erano intatti.

Entrò in casa a prendere chiodi e martello. Mentre apriva la porta davanti a sè guardò la propria immagine distorta riflessa dallo specchio frantumato che vi aveva fissato un mese prima. Ancora qualche giorno e i frammenti di vetro argentato avrebbero cominciato a staccarsi. Era l’ultimo accidente di specchio che montava; non ne valeva la pena. Al suo posto avrebbe appeso dell’aglio. L’aglio funzionava sempre. Attraversò il profondo silenzio del soggiorno, spostandosi a sinistra nel piccolo disimpegno e poi di nuovo a sinistra, fino alla camera da letto. Un tempo, in un’altra epoca ormai, quella stanza era stata arredaya con amore. Ora si trattava di un ambiente puramente funzionale: dato che il letto e la cassettiera di Neville occupavano uno spazio ridotto, aveva trasformato parte della stanza in laboratorio. A riempire quasi tutto un lato c’era un lungo bancone con un ripiano di legno sul quale giacevano una pesante sega a nastro, un tornio da legno, una mola a smeriglio e un morsetto. Sulla parete al di sopra erano disposti alla rinfusa gli scaffali con i suoi utensili.

Prese un martello dal bancone e scelse qualche chiodo da uno dei contenitori in disordine. Poi tornò fuori e inchiodò per bene l’asse contro la persiana. Gettò i chiodo avanzati tra i calcinacci della casa accanto. Rimase per un pò sul prato davanti all’ingresso a contemplare sui due lati la silenziosa Cimarron Street. Era un trentaseienne alto, di ceppo anglotedesco, con i tratti comuni, fatta eccezione per la bocca sottile e determinata e per gli occhi color azzurro intenso che ora vagavano tra i resti carbonizzati delle case accanto alla sua. La aveva bruciate per impedire a quelli di arrampicarsi sui tetti vicini e saltare sul suo. Dopo qualche minuto fece un lungo, lento sospiro e rientrò. Lasciò cadere il martello sul divano del soggiorno, poi accese un’altra sigaretta e si fece la bevutina di mezzogiorno. Più tardi, si impose di andare in cucina per eliminare nel tritarifiuti le immondizie accumulate in cinque giorno.

Sapeva di dover anche bruciare i piatti di carta e le posate, di dover spolverare i mobili, lavare i lavandini e la vasca da bagno e il water e di dover cambiare le lenzuola e la federa del letto; ma non ne aveva voglia. Perchè era un uomo ed era solo, e queste cose per lui non avevano più importanza. Quasi mezzogiorno. Nella serra, Robert Neville raccoglieva una cesta d’aglio. All’inizio l’odore di tutto quell’aglio gli aveva dato la nausea. Il suo stomaco era rimasto a lungo in uno stato di costante subbuglio. Ora l’odore regnava in casa e sui suoi vestiti e qualche volta pensava che emanasse persino dalla propria pelle. Non ci faceva più caso. Quando ebbe estratto una quantità sufficiente di tuberi, tornò in casa e li rovesciò sullo scolapiatti del lavello. Fece scattare l’interruttore sulla parete e la luce tremolò, per poi stabilizzarsi sull’intensità normale.

Un sibilo di disgusto gli attraversò i denti serrati. Di nuovo il generatore. Gli sarebbe toccato di ritirare fuori quel dannato manuale e controllare i collegamenti. E se la riparazione fosse stata troppo complicata, avrebbe dovuto installarne uno nuovo. Arrabbiato, avvicinò uno sgabello al lavabo, afferrò un coltello e si sedette con un grugnito esasperato. Per prima cosa separò i piccoli spicchi a forma di falce dei tuberi. Poi tagliò in due ogni spicchio rosa e ricoperto di pelle, scoprendo i carnosi germogli interi. L’aria si impregnò del pungente odore muschiato. Quando si fece troppo opprimente accese il condizionatore che aspirò il peggio. A quel punto si allungò per prendere un punteruolo dallo scaffale. Praticò dei fori in ogni metà e vi passò un filo creando circa venticinque collane.

All’inizio aveva appeso le collane alle finestre. Ma quelli lanciavano pietre da lontano e lui era stato costretto a coprire i vetri rotti con del compensato. Un giorno, poi, si era risolto a staccare il compensato sostituendolo con una serie di assi inchiodate. Il che aveva trasformato la casa in un lugubre sepolcro, ma meglio così che ritrovarsi le pietre che volavano all’interno in una pioggia di vetri infranti. E da quando aveva installato i tre condizionatori le cose non andavano poi tanto male. Bisognava saper fare di necessità virtù. Quando ebbe finito di sistemare l’aglio, uscì e li inchiodò sulle tavole delle finestre, sostituendo le vecchie collane che avevano quasi perduto il loro aroma intenso. Era un compito che eseguiva due volte alla settimana. Finchè non trovava qualcosa di meglio, quella era la sua prima linea di difesa. Difesa? pensava spesso. Da cosa?


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4 Responses to “Io sono leggenda.”

  1. The great Syd Says:

    Hai visto il film? Come era?

  2. Alessia Says:

    Si, il film l’ho visto e mi è veramente piaciuto. A mio parere è uno dei pochi film validi degli ultimi mesi.

  3. The great Syd Says:

    ok, lo posso comperare su “ARES”? ;-)

  4. Alessia Says:

    Credo di si ;-)

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