Arthur Rimbaud.

Notizia del: October 7th, 2007

La danza degli impiccati.

Alla nera forca, amabile moncone, danzano, danzano i paladini, i magri paladini del demonio, gli scheletri dei Saladini! Messer Belzebù tira per la cravatta i suoi piccoli neri fantocci che fan smorfie al cielo, e picchiandoli in fronte con la ciabatta li fa danzare sulle note d’un vecchio Natale! E i fantocci scioccati intrecciano i loro gracili braccini, come neri organi i petti squarciati che un tempo stringevano dolci donzelle cozzano a lungo in un amore immondo. Urrà per i gai danzatori che non hanno più pancia! Possono fare giravolte, perché il palco è così grande! Op! Che non si sappia se è danza o battaglia! Belzebù irato coi suoi violini raglia! O duri talloni, non usate mai sandali! Quasi tutti han tolto la camicia di pelle! Il resto non impaccia si guarda senza schifo. Sui crani la neve posa un candido cappello: la cornacchia è un pennacchio sulle incrinate teste, un brano di carne trema sul mento scarno: si direbbe vorticante nelle oscure resse di prodi, rigide armature di cartone. Urrà! La tramontana soffia al gran ballo degli scheletri! La forca nera mugola come un organo di ferro! E i lupi rispondono da foreste violette: all’orizzonte il cielo è d’un rosso inferno… Olà, scuotete quei funebri capitani che sgranano sornioni tra le dita spezzate un rosario d’amore sulle vertebre pallide: questo non è un monastero, o trapassati! Oh! Ecco, nel mezzo della danza macabra nel cielo rosso un folle scheletro avanza di slancio, e come un cavallo impenna: e, poiché al collo la corda è stretta, raggrinza le dita sul femore che scricchiola con grida simili a ghigni e come un acrobata che rientra nella sua baracca rimbalza nel ballo al canto delle ossa. Alla nera forca, amabile moncone, danzano, danzano i paladini, i magri paladini del demonio, gli scheletri dei Saladini!

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