Il fenomeno Snapchat

snapchat

Un altro social network per condividere foto e video, ma con una differenza. Su Snapchat le immagini sono visibili per un massimo di 10 secondi, poi spariscono. Insomma con questo nuovo mezzo, in teoria, potete mandare anche foto imbarazzanti senza troppi problemi!

L’ultimo fenomeno dei social network si chiama Snapchat. Il nome √® una combinazione di due parole: “snap”, che √® un termine fotografico, e “chat” che significa chiacchierare. Con Snapchat potete spedire foto e video e parlare con i vostri amici.

Spedire foto e video agli amici non √® un’idea originale. Potete gi√† farlo con Facebook, ma Snapchat √® diverso. Su Snapchat i vostri amici possono vedere le foto solo per 10 secondi. Dopo questo tempo vengono automaticamente cancellate. Perch√®? Uno dei maggiori problemi con i social network √® la privacy. Se mettete una foto su Facebook questa pu√≤ essere accessibile da chiunque. Il effetti si tratta di propriet√† pubblica. Gli sconosciuti possono vederla. Con Snapchat, in teoria, questo non √® un problema. Alcuni utenti spediscono foto e video osceni.

Come molti social network, Snapchat √® nato a Silicon Valley, California del Nord. Due anni fa Evan Spiegel e Bobby Murphy erano studenti alla Stanford University. Spiegel era specializzando in product design e, insieme al suo amico, hanno sviluppato l’idea per il loro corso di laurea. Quando Spiegel present√≤ il progetto alla classe gli altri studenti pensarono fosse ridicolo. “Chi vorrebbe inviare una foto che scomparir√† in 10 secondi?”, chiesero.

Negli Stati Uniti gli studenti lasciano casa per andare al college. Spiegel si trasfer√¨ da Los Angeles alla California del Sud. Dopo essersi laureato alla Stanford torn√≤ a casa e fond√≤ Snapchat nel salotto della casa del padre. Questo √® tutt’oggi il quartier generale dell’azienda. Snapchat √® molto popolare tra i giovani.A Gennaio una ragazza di 18 anni ha detto al quotidiano britannico, The Financial Times: “Usiamo Snapchat come una religione. Ne siamo ossessionati!”

[Articolo tratto dal mensile SpeakUp, aprile 2013. Traduzione di Alessia Angeli]


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