L’era parabolica.

parabola

La TV dal tubo catodico a Internet. Dai cambiamenti tecnologici a quelli sociali.

Viviamo felici nell’era della TV sarellitare, tanto che il termine “parabola” non dà più quasi a nessuno reminiscenze bibliche o di studi matematici, ma fa subito pensare ai padelloni che spuntano dai balconi di casa, tra geranei e panni stesi.

Viviamo contenti immersi in uno sfolgorio di decoder e telecomandi, con avvisaglie lontane dei balugini della WebTV, l’ultima arrivata, più adatta agli asceti di Internet che alle casalinghe. Felici, contenti e distanti anni luce da quando si cantava “notte italiana c’è una luce blu, è in ogni casa che brilla la tivù”. Certo, le tv nei salotti italiani continuano a splendere di luci artificiali, ma in 20 anni dal celebre motivetto di Renzo Arbore a brillare non sono più i mezzi a tubo catodico. Sono gli schermi al plasma dei computer e delle tv appese ai muri come quadri, in ogni stanza, accese sempre in qualunque ora del giorno e della notte.

Tv è arredamento, modo d’essere, propaggine umana che sollecita la vista a 360°. Tutti intorno, o forse meglio dentro, gli italiani: quelli “antichi”, che restano seduti a guardare il vecchio schermo a cristalli liquidi come davanti all’eterno focolare fatto di quiz e reality show; i “moderni” che concepiscono il mondo solo attraverso le nuove tecnologie e sono aggiornatissimi; e i milioni di milioni di compatrioti appartenenti al gruppo del “giusto mezzo”, abbastanza integrati e benestanti, per stare al passo coi tempi, ma non ancora temerari da navigare in immersione totale sul web e accedere alla tv via Internet. In breve, gli italiani delle parabole, quelli che le nuove tecnologie li fanno restare pantofolai video dipendenti, ma consapevoli, tengono ben saldi in mano i telecomandi e democraticamente scelgono da un paniere di offerte strabilianti, in uno zapping globale tra video registratore, dvd, tv satellitare, digitale terrestre, varie ed eventuali.

TV satellitare

Nell’inverno del 2000 approdava alla tv italiana il “Grande Fratello” e Tele+ che lo trasmetteva 24 ore su 24, iniziò a registrare picchi di vendite. Iniziava così l’era della tv satellitare di massa, fenomeno in continua espansione dopo l’avvento di Sky, datato luglio 2003. Dopo 5 anni sono 4 milioni e mezzo gli italiani abbonati al network che propone ai telespettatori “il meglio delle tv nazionali ed internazionali”, con un’ampia possibilità di scelta e programmi in contonuo aumento.

Un trend in crescita: secondo gli istituti di rilevazione interpellati da Sky stessa, gli ascolti sono in continua crescita tanto che la platea televisiva è ormai stimata oltre i 14 milioni di telespettatori. Ma questo non è l’unico modo per installare una parabola, rigorosamente orientata a sud, sul proprio balcone. Si può fare anche da sè, i prezzi per un kit completo vanno dai 125 ai 500 euro. Anche se di fronte alla complessità di montaggio, tra parabola, ricevitore, convertitore, cavo coassiale ed accessori vari, l’impresa potrebbe apparire improba e far telefonare a un professionista. La parabola da sola già permette di vedere la tv in chiaro, con le smart card.

Digitale terrestre e IPTV

Qui si entra in un territorio elitario. Secondo recenti normative, tutti gli Stati dell’Unione Europea dovranno attrezzarsi nei prossimi anni per convertire l’intera rete di trasmissione televisiva nazionale in tecnologia digitale, secondo tempi decisi in modo autonomo dai vari Paesi. Il sistema televisivo che ci ha accompagnato per 50 anni viene detto analogico. La tv digitale terrestre utilizza segnali digitali come quelli dei computer, di Internet, dei cd e della telefonia mobile. Garantisce un maggior numero di programmi, una migliore qualità immagine-audio, la possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi, la possibilità di usare la televisione per servizi di informazione e pubblica, e un minore inquinamento elettromagnetico.

Tutto senza nuove antenne o parabole: l’ultimo televisore analogico sarà venduto alla fine del giugno 2009, anche gli apparecchi televisivi saranno dunque adatti per la tv digitale (ciò avverrà non prima del 2012). Oggi le alternative alla tv analogica tradizionale e alla tv satellitare, più che il tanto discusso e osannato digitale terrestre, è la tv via Internet. Ovvero la IPTV (Internet Protocol Television), tv digitale attraverso una connessione Internet a banda larga che ci offre la celebre modalità “video on demand” e si abbina solitamente all’accesso al web e al voip (conversazioni telefoniche attraverso Internet), proprio perchè i 3 servizi condividono la stessa infrastruttura. per banalizzare i concetti, la tv che utilizza il cavo del telefono.

Il “video on demand” è una vera e propria rivoluzione del concetto stesso di televisione, che, inutile rammendarlo, è nata e si è diffusa prevalentemente come fruizione di programmi televisivi senza poter richiedere uno specifico programma televisivo, nè tanto meno all’ora che più fa comodo. Prima dell’avvento del video on deman, il palinsesto delle reti televisive era stabilito dall’azienda e l’utente aveva solo la possibilità di scegliere; al massimo si poteva registrare il programma preferito mentre si era fuori casa o durante la visione di un altro programma. Con il video on deman è l’utente che definisce il palinsesto secondo i propri desideri e le proprie necessità. Gli unici limiti sono dati dalla varietà dei programmi televisivi tra cui poter scegliere, dalla ricchezza degli archivi dei programmi televisivi messi a disposizione.

Non scordiamo i contenuti, abbagliati da tanta tecnologia: la diffusione futura dell’IPTV sarà si strettamente connessa alla disponibilità della banda larga, ma anche dall’indice di gradimento e dall’interesse suscitato in base alla qualità. Oggi in Italia le uniche proposte di tv via Internet sono fornite da Telecom e da Fastweb. La prima con Alice home tv offre 100 canali tv e 25.000 contenuti on demand all’anno, un collegamento adsl, un numero telefonico aggiuntivo, il tutto a prezzi promozionali recentemente abbassati a partire da 19.95 euro al mese. La seconda ha rilanciato sul mercato la sua IPTV proponendola anche come servizio sganciato da qualsiasi altra offerta (cioè solo tv, e non il pacchetto completo di connessione Internet e via dicendo), a un prezzo di 20 euro al mese.

A breve anche Tiscali lancerà la sua offerta televisiva on demand; la concorrente di Telecom si muove in ritardo rispetto all’ex azienda monopolista e cerca di colmare le distanze siglando un accordo di collaborazione con la Rai e lanciando un’ennesima evoluzione del concetto on demand. Tiscali TV potrò contare sulla programmazione dei 3 canali generalisti della tv di stato sin dal principio, canali che godranno di una particolare tecnologia già utilizzata dall’operatore telefonico all’estero che consentirà di “far partire” sul proprio televisore qualsiasi programma andato in onda nelle ultime 48 ore.

Web TV

E’ la tv che si vede sul computer attraverso il peer to peer (letteralmente rete di computer) considerata da alcuni la vera erede del tubo catodico. La web tv sembra una normale trasposizione del televisore sul pc, ma in realtà è qualcosa di più: può contare su una quantità di canali decisamente più vasta e contenuti on demand come in una tv via cavo, e per di più è gratis. Il tutto condito dagli strumenti tipici del mondo di Internet che portano gli utenti a interagire fra loro. Navigare per credere: su Joost e Bebelgum per esempio, due televisioni che possono essere visualizzate tramite semplici programmi. La prima vanta già accordi di primissimo piano con alcuni big del mondo mediatico, come la Cbs e la Warner Bros, la seconda nata da un’idea del fondatore di Fastweb, è più orientata verso le produzioni di qualità.

[fonte BENE INSIEME]


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