Wiki-Thinking, pensare Wiki.

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Finita l’era dell’enciclopedia in decine di volumi, ora c’è Wikipedia. Ma le voci le può scrivere chiunque: c’è da fidarsi? I pro e i contro della democratizzazione del sapere.

Cosa significa “Wiki-Thinking”?

Wiki-Thinking indica chiunque contribuisca alla conoscenza. Celebrato dal WeMedia Global Forum e dal progetto We-Think di Charles Leadbetter, promuove un cambiamento dalla fruizione passiva dei media alla conoscenza interattiva.

Cosa significa “wiki”?

“Wikiwiki” è il termine Hawaiano per “veloce”. I “wikis” sono quei siti web collaborativi il cui contenuto è scritto dagli utenti: wikitravel.org, wiktionary.org e la famosa Wikipedia, l’enciclopedia più vaste del mondo, che sta crescendo in maniera esponenziale con milioni di articoli generati dagli utenti.

Possiamo fidarci di siti scritti da utenti?

Wikipedia controlla gli articoli per prevenire eventuali errori. Ma il co-fondatore Jimmy Wales ha ammesso che ci sono dei probelmi, specialmente con l’abuso politico. Le celebrità sono sproporzionalmente presenti: le voci su Geri Halliewll e le Spice Girls sono più lunghe di quelle su Garibaldi. “Wikipedia è utile” afferma lo scrittore Nick Carr, “ma inaffidabile. La scrittura è spesso orribile. Di sicuro non la raccomanderei agli studenti”. Tuttavia la rivista Nature ha scoperto che Encyclopaedia Britannica presenta una media di tre errori per ogni articolo, comparata ai quattro di Wikipedia. Forse, come suggerisce la rivoluzione del Wiki-Thinking, dovremmo leggere tutte le informazioni con occhio critico.

Rivoluzione?

Sicuramente si. Si dice che il Wiki-Thinking stia democratizzando i media e la politica. Gordon Brown riceve centinaia di petizioni via mail. I video di YouTube promuovono cause sociali. I telespettatori scelgono i vincitori nei reality show. “Siamo tutti pensatori-Wiki adesso”, afferma The Times.

Si tratta realmente di una novità?

Nel lontano 1974, Ted Nelson dichiarava che “lo scopo dei computer era la libertà umana”. L’arrivo dei video ha dato origine a speranze idealistiche. Ma, secondo quanto afferma l’editore David Schlesinger, il pubblico ha sempre contribuito ai media: il film di Abraham Zapruder sull’assassinio di J.F. Kennedy fu trasmesso in tutto il mondo nel 1963. Le nuove tecnologie rendono tutto questo molto più semplice.

Quindi i cellulari dotati di fotocamera e la banda larga ci offrono potera sui media tradizionali?

Certamente le innovazioni del Web 2.0 - blog, podcast e YouTube - rendono incerta la divisione tra consumatori e creatori. “La fondazione dei media tradizionali sarà spazzata via”, ha previsto il Direttore Generale della BBC Mark Thompson. Non bisognerà più attendere le notizie dalla CNN, dalla BBC o dai quotidiani. Se non si è concordi con gli articoli, si può cominciare una discussione: una conversazione a due, piuttosto che una conferenza vecchio stile. Tuttavia le collaborazioni sono a volte estreme, offrendo terreno per i bigotti. In mezzo a tanta informazione, come possono essere ascoltate le voci interessanti? E i media centralizzati sono veloci nell’assorbire questi nuovi formati: i quotidiano assumono blogger; i video della BBc competono con quelli di YouTube.

Internet sta quindi perdendo il suo potere democratizzante?

“Non so cosa significhi il termine ‘democratizzante’”, ha detto l’attore Richard Dreyfuss. “Il mondo è stato usato troppo”. I Wiki-Thinkers hanno festeggiato quando il gruppo pop The Arctic Monkeys furono “scoperti” online, senza farsi pubblicita e senza esibirsi alla radio; ora le case discografiche manipolano la promozione internet. Se i siti Web 2.0 sono così democratici, avremmo lasciato che Let News Corporation comprasse MySpace e Youtube? Internet è una rivoluzione o soltanto un intrattenimento? Cosa c’è di così democratico nel guardare pornografia o nel fare acquisti online? ” Il web si è dimostrato più una questione di business che di coscienza”, scrive Nick Carr, “più un centro commerciale che una comune”. Internet sempra supportare la democrazia, dando voce alle persone, anche influenzandole. Ma lo fa davvero? Forse semplicemente ci permette solo di lamentarci più forte.

I siti Wiki

www.wikipedia.org

www.wiktionary.org

www.wikitravel.org

www.wiki.answers.com

www.wethinkthebook.net

www.hypergene.net/wemedia

[Articolo tratto dal mensile Speak Up. Traduzione di Alessia Angeli]


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