Amorevoli guerrieri.

Cosa dice Lei, cosa dice Lui. Battute semi-serie sull’orlo di una crisi di coppia.
Lui e Lei. Dove sono: insieme, in un qualunque luogo del vivere comune, riconducibile mediamente alla propria casa. Cosa fanno: gli amorevoli guerrieri sin dal primo giorno di convivenza, sia essa ratificata da un “si, lo voglio” pronunciato davanti a Dio o davanti al sindaco, o semplicemente detto l’uno davanti all’altro.
Cosa dice Lui, cosa dice Lei. Su cosa si dicono, o per meglio dire cosa si rinfacciano, si può stilare una vera antologia del cattivo umore, quello che puntualmente le coppie si fanno a suon di rampogne e litigi. Sarà che a farsi sentire, più che la passione, è l’orribile peso della ripetitività , ma la tolleranza zero nei confronti dell’altro/a prima o poi arriva. Sino a incenerire la quiete domestica, a trasformare i turni in bagno in pretesti belligeranti, a organizzare ripicche e inscenare ricatti e ridursi a vivere l’un contro l’altro armati, impugnando tubetti di dentifricio, calzini scompagnati, mozziconi di sigaretta.
Un campo di battaglia degno di Kathleen Turner e Michael Douglas nel film “La guerra dei Roses”. La letteratura quotidiana si modula su toni stridenti (Lei: Se c’è una cosa che non sopporto è il tubetto del dentifricio strizzato al centro. Lui: Ride, divertito. Lei: Guarda che dico sul serio. Non c’è nulla di comico. Lui: Sentiamo, come dovrei fare? Lei: Ripiegarlo alla base, come fanno tutte le persone a modo. Lui: A modo? Mi stai dicendo che io non lo sia?) o melliflui (Lui: Amore, dove sono i miei calzini? Lei: Cuoricino, nel solito cassetto dove sono da dieci anni. Lui: No, dicevo dove sono i calzini che avevo messo per andare in moto la settimana scorsa?), ognuno può aggiornare l’antologia a proprio piacere.
C’è chi lancia appelli sul proprio blog: “AAA cercasi uomo che chiude i cassetti scopo convivenza” e si interroga sul perchè gli uomini quando aprono un cassetto poi non lo richiudono mai del tutto, come se quella fessurina aperta servisse a dare aria alle mutande. Domande che non avrenno risposta: quale inumano sforzo serve per spingere il cassetto quel centimetro più a fondo? Per non dire chi lascia sempre un fondo nelle bottiglie, dalle bevande agli shampoo indifferentemente, senza mai finire il contenuto e automaticamente le accattona, ma guai a buttarle via! Che le mamme a loro tempo abbiano inculcato il terrore di rimanere senza o la vergogna di essere quello che finisce un qualcosa senza lasciarne agli altri? E quindi ciò che a Lei appare incuria, per Lui è solo altruismo?
Avete mai provato a chiedere a un uomo se non si stanca di sentirsi rimproverare dalla propria compagna sempre le stesse cose? La risposta è ovviamente positiva, ma la reazione è bizzarramente diversa. C’è chi “subisce” in silenzio, e dopo una decina di rimproveri sempre uguali, si adegua e cambia comportamento; salvo poi, dopo un pò e quando la guardia di Lei è leggermente abbassata, ricominciare da capo. C’è chi invece reagisce subito e cede al diverbio. E in questo caso ci possono dare conforto i consulenti matrimoniali, che ammoniscono: “ricordate che spesso non è determinante quello che dite, ma come lo dite e soprattutto perchè lo dite …”, come dire: dietro al tubetto del dentifricio, che tanto ci fa saltare i nervi, ben altro si nasconde.
E se a Lui chiediamo cosa non sopporta di Lei? La risposta può lasciare di stucco: le chiacchiere di Lei al telefono con le amiche (”anche noi chiacchieriamo con gli amici, ma preferiamo farlo di persona”), i ritardi di Lei a un appuntamento (”in quel caso proprio ci arrabbiamo”), il tempo passato da Lei a fare cose assolutamente inutili (”tipo depilarsi le gambe, perchè gli uomini i peli superflui manco li vedono … semmai qualcuno nota la biancheria intima”). Ma non si stava parlando di vita domestica? C’è corrispondenza tra cosa gli dice Lei (”abbassa la tazza del WC, non sei mica da solo!”, “non buttare la camicia come uno straccio, che poi chi la stira?”) e i pensieri di Lui (”quanto tempo perso a truccarsi!”. Sembra piuttosto che tutto quanto Lei rinfaccia, a Lui non interessa: probabilmente se non ci fosse per casa una Lei premurosa o mugugnona che pulisce e riordina, Lui farebbe da solo, magari per non soccombere a un accumulo di stoviglie e avanzi per casa, e si rimboccherebbe le maniche.
C’è chi ha inventato la teoria dell’addomesticamento. Cioè applicare al partner le stesse tecniche che si utilizzano per ammaestrare gli animali selvatici. Perchè se è vero che le persone non cambiano, le abitudini si possono modificare. Almeno secondo Amy Sutherland, giornalista e ricercatrice americana, gli uomini sono addomesticabili esattamente come gli animali, basta utilizzare le stesse tecniche dei domatori. La riflessione sembra banale: se i domatori riescono a far fare a una bestiolina tutto quello che vogliono, perchè non si può riuscire a far raccogliere a un marito i calzini sporchi che lascia regolarmente sul pavimento? Le strategie si trovano in un libro (”What shami taught me about a happy marriage”, ovvero quel che le orche assassine mi hanno insegnato per un matrimonio felice) e si basano principalmente su due punti: ignorare completamente l’animale maschio quando fa qualcosa di negativo, se invece fa qualcosa di gradito dargli una ricompensa, sotto forma di baci e di sorrisi. Senza perdere di vista il principio fondamentale: non prenderla mai troppo sul personale, un calzino è solo un calzino, e non il simbolo di quanto Lui ci ami o di quanto valga il rapporto di coppia.
[Articolo tratto dalla rivista Bene Insieme]
Argomenti: crisi di coppia, lui e lei, rapporto uomo-donna, relazioni di coppia
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