Crisi economica, gli italiani preferiscono il cibo in scatola

Surgelati e conserve sotto vetro? Meglio le scatolette, meno belle e appariscenti da vedere, ma altrettanto sane, di buon sapore e soprattutto molto più economiche. La crisi globale da tempo è arrivata nelle cucine degli italiani e nel carrello della spesa. Oltre a ridurre i consumi, i nostri connazionali stanno modificando le loro abitudini alimentari. La qualità del contenuto ha da tempo battuto l’estetica e l’apparenza del contenitore, con incrementi che per alcune categorie merceologiche, ad esempio le conserve di pelati, tonno o legumi, possono arrivare anche al 20%.
E’ quanto emerge da una ricerca commissionata da Anfima (Associazione nazionale fra i fabbricanti di imballaggi metallici ed affini) e condotta da Linkom Research su un campione di 1.000 uomini e donne del Belpaese, che verrĂ presentata nei prossimi giorni. La crisi economica causerĂ nel 2009, secondo le previsioni dell’associazione di consumatori Adusbef, un aggravio sulla spesa alimentare di ben 564 euro all’anno. Gli italiani, costretti a correre ai ripari, rispondono modificano le loro abitudini d’acquisto, a partire dalla scelta di tempi e luoghi per fare la spesa. Il 43% degli intervistati, infatti, opta per i grandi supermercati, il 37% per i discount, e solo il 14% resta fedele alla bottega sotto casa.
Il 51% dei nostri connazionali fa la spesa una volta alla settimana, un altro 24% addirittura ogni quindici giorni, mentre appena il 12% dichiara di fare i propri acquisti giorno per giorno. Quasi la metĂ del campione, infatti, per l’esattezza il 48%, preferisce le “spedizioni una tantum” alla spesa giornaliera per una questione di tempo. Per un altro 37%, invece, la scelta si gioca sul fronte del risparmio di benzina per spostarsi verso i centri piĂą convenienti, spesso non proprio sotto casa. In un momento in cui occorre un po’ di cautela nelle spese, è gioco forza badare al contenuto piĂą che all’aspetto della confezione o scegliere prodotti pronti, economici e a lunga scadenza come le conserve in scatola. Il 56% degli intervistati, infatti, dichiara di preferire gli alimenti confezionati ai cibi freschi proprio in virtĂą del loro costo:contenuto (39%), seguito dalla maggiore durata (31%), per finire con la praticitĂ di piatti pronti per il consumo (26%). Quanto alla scelta tra le diverse tipologie di prodotti, oltre la metĂ del campione (52% degli intervistati), in tempi di crisi punta sulle scatolette, mentre il 28% si dirige al banco dei surgelati e solo 16% sceglie cibi elaborati, i cosiddetti “ricettati”. Anche qui i motivi della scelta sono chiari: i cibi in scatola sono sicuri e di qualitĂ , e consentono di avere in dispensa sempre una scorta pronta (42%), mentre secondo un altro 35% sono piĂą economici rispetto ai corrispettivi contenuti in tetrapak, vetro o ai prodotti freschi.
E il risparmio a volte è davvero sensibile: nel caso del tonno, ad esempio si può arrivare anche ad oltre il 45% tra scatolette e prodotti in vetro, mentre per quanto riguarda i piselli le differenze di prezzo vanno dai 2,00 ai 3,40 euro al Kg a seconda del tipo di imballaggio. Ma c’è anche un 21%, che ne fa una scelta di valore ambientale: le scatolette sono infatti imballaggi ecosostenibili a impatto ambientale quasi nullo perché completamente riciclabili. Una scelta confermata dai dati del Consorzio Nazionale per il riciclo e il Recupero degli imballaggi in acciaio. Secondo il CNA, infatti, nell’ultimo anno quasi il 70% delle scatolette in acciaio immessi sul mercato sono stati avviati al riciclo, coinvolgendo nella raccolta differenziata il 78% degli italiani (43 milioni) sparsi in oltre 5.000 comuni. Tra i prodotti in scatola più apprezzati vince il tonno con il 22%, tallonato dai pomodori pelati (20%) e dai legumi (19%). Ma nella lista non mancano le new entry che parlano di un vera e propria rivoluzione dei consumi: dalla carne (11%) passando per piatti pronti come le insalatissime (10%) e i sughi (9%), E, d’altro canto, lo sdoganamento della scatoletta è stato sancito anche da alcuni chef “stellati” che hanno proposto creazioni in versione inscatolata: alta cucina da portare a casa e conservare in dispensa.
[fonte Tgcom]
Argomenti: cibo, cibo in scatola, crisi economica, risparmio
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June 10th, 2009 at 12:43 am
Ma Alessia… le scatolette non costano forse piĂą del cibo “fresco”?
Se mi dici che, invece della shimental compriamo marca cavallo, ti do ragione ma… cosa mangiamo alla fine? QualitĂ o risparmio?
June 10th, 2009 at 2:10 pm
Beh no, il cibo in scatola costa meno. Per esempio un barattolo di piselli lo paghi massimo 80 centesimi, se invece prendiamo i piselli freschi (o surgelati) si parte da un minimo di €1,20 … sembrano pochi 40 centesimi, ma chi non ci arriva a fine mese guarda pure quelli. Purtroppo sono molte le persone che devono guardare il centesimo se vogliono far quadrare i conti, e non sempre si puòl scegliere tra risparmio e qualitĂ . In TV si fa tanto presto a dire che dobbiamo mangiare sano, che i discount sono una risparmio apparente, che dobbiamo mangiare biologico: una bistecca nemmeno troppo grande costa la bellezza di €4 se la vuoi buona … parliamo di una sola bistecca!!! Pensa una famiglia di 4 persone … solo per una cena spende €20. Ecco perchè molti sono costretti a mangiare diversamente e ad acquistare dovo costa meno. Una volta con 20 mila lire facevi una bella spesa, adesso con €20 porti a casa molto poco!!!!