Curiosità da Terni.

Per caso, durante la pausa pranzo, mi è capitato tra le mani “La Pagina”, il giornalino gratuito che trovi nei supermercati Superconti. Sfogliando sono arrivata a questo articolo curioso su uno dei personaggi più “famosi” di Terni.

Spartaco Pazzaglia [articolo di Angelo Ceccoli]

Se domandate ad un turista in visita a Terni perchè sia venuto a trovarci, vi dirà, si, di San Valentino, della Cascata delle Marmore, del lago di Piediluco e di mille altri motivi, ma dirà di essere qui soprattutto per le paste di Pazzaglia, delle quali parlavano suo padre o suo nonno.
Pazzaglia: chi era costui?
Spartaco Pazzaglia nasce a Terni, nel 1889, con un destino segnato: suo padre Alfredo e suo zio Fabio sono due valenti pasticceri.
Alfredo Pazzaglia manda il figlio, giovanissimo, in tutta Europa, per imparare l’arte della pasticceria in modo che, al ritorno, possa aprire un locale sullo stile di quelli europei.
A Terni nel 1866 era stata aperta la Stazione Ferroviaria, era stato (1880) inaugurato Corso Tacito e stavano partendo le nuove industrie che avrebbero resa la città molto nota in Italia.
Quando Spartaco torna nella sua città natale, l’Architetto Bazzani ha da poco inaugurato il rinnovato Palazzo Pontecorvi (attuale sede del Credito Italiano).
Ci sono dei locali ideali per il Caffè Moderno pensato da Spartaco.
E così, il 13 dicembre 1913, giorno dell’apertura del locale, ci fu un trionfo del Liberty allora imperante.
Un’orchestrina allietava la soste degli avventori.
In poco tempo non si diceva più andiamo al Caffè Moderno, ma semplicemente ci vediamo da Pazzaglia!
Spartaco è un uomo alto, volitivo.
E’ detto lu leone.
Siede alla cassa ed effettua frequenti visite al laboratorio. Si può ben dire che tutti i pasticceri di Terni, Perugia e Spoleto siano stati apprendisti da Pazzaglia prima di aprire i loro locali.
La pasticceria, ormai famosa, era fornitrice della Casa Reale e Spartaco riceve le visite del Re d’Italia e allestisce i rinfreschi per le visite di Benito Mussolini.
Nel 1934 gli viene conferita la nomina di Gran Maestro della Corona d’Italia.
Passa le vacanze viaggiando sulla sua imponente Atala Rossa intento a visitare altre pasticcerie.
A Milano vede il panettone, parla con due pasticceri e li convince a trasferirsi a Terni per iniziare la produzione del Panettone Pazzaglia.
Apre, per allietare le serate estive dei ternani, sempre con orchestrina, la Casina Azzurra che ancora oggi è aperta presso i Giardini della Passeggiata.
Poi la guerra, la distruzione, la ricostruzione ed il trasferimento nei locali attuali. Il 26 maggio 1956 muore, all’interno del suo Caffè.
Dopo alterne vicende il Caffè fu dichiarato LOCALE STORICA D’ITALIA.
Allora, ci vediamo da Pazzaglia?

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Pazzaja

Pasticcere abilissimu Pazzaja,
d’Estate se vestiva d’alpagàs
- la riga dritta - l’inverno de grisaja.
Pelatu e distintissimu.
L’età non j’aveva minoratu l’efficenza,
la grinta, pe’ non di’ la prepotenza.
S’entuiva a guardallu l’importanza
d’un “self made man”, come se dice,
naturalmente assunta, e padronanza nè la
Pasticceria, la sua cornice.
Altissimu, attivu, circospettu,
dietro la cassa t’encutéa rispettu.
Ha datu a la città ‘na risonanza
che non aveva mai prima possedutu.
Se pronunciavi “Terni”, p’assonanza,
la gente in cui tu t’eri ‘mbattutu
lungo ‘n colloquiu diventava gaja
se numinavi le paste de Pazzaja.
A me sei! … Dieci! … ‘na duzzina! …
La figura de Spartaco se staja
sicura ‘n mezzu a la festiva ressa
de gente appen’uscita de la Messa.
‘Na canizza de Pasticceri è nata
seguenno l’insegnamentu de Pazzaja,
sparsi duvunque de la sua nidiata,
ma senza l’alpagàs, senza grisaja!
Intennenno co ’sti simbuli ‘n momentu
che d’uno stile è traccia e documentu.
Se l’Angeloni ritornasse indietro
a riscrive la storia cittadina,
so’ cunvintu - come so’ che io so’ Pietro
e uso pe’ ’ste rime la mancina -
che parlerebbe de Spartaco Pazzaja
definennulu un omo da medaja.

[di Pietro Lanfiuti-Baldi]


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