Difendiamo le donne del Darfur

amnesty international

Stamattina ho trovato questa nella cassetta della posta. Dopo averla letta ho deciso di pubblicarla affinchè venga letta da più persone possibili perchè non si può sempre rimanere ad occhi chiusi e con le mani in mano, a lagnarci di come va la vita qui da noi senza renderci conto (o forse facciamo finta di non renderci conto) che in tante parti del mondo le persone non hanno diritti e non vivono: sopravvivono.

Gentila signora, le presento Halima, una giovane donna che abita in darfur, in un campo profughi. halima vive con il marito, i figli piccoli e una paura: essere violentata non appena esce dal campo.

Il suo timore, purtroppo, è fondato. E’ già successo a centinaia di migliaia di rifugiate del Darfur di subire stupri. Un trauma arrivato subito dopo un altro: l’essere “strappate” via da casa dai Janjawid, la milizia filogovernativa che terrorizza i civili con stupri e violenze.

Queste donne non hanno scelta. Devono essere loro ad allontanarsi dal campo in cerca d’acqua per i bambini e per la famiglia. Se mandano i mariti, rischiano di farli uccidere. Se vanno loro, rischiano “solo” di essere stuprate.

E’ una tragedia apparentemente senza via d’uscita, ma che può, anzi deve essere fermata. Le donne del Darfur hanno un disperato bisogno di protezione e noi di Amnesty International stiamo facendo il possibile per difenderle.

Perchè quando persone e diritti umani vengono calpestati, noi ci mettiamo in azione. E questo, da quasi 50 anni. Adesso stiamo lavorando per il Darfur, dove lo stupro è una vera e propria arma di guerra.

In Darfur il conflitto dura, ormai, dal 2003. Migliaia di donne sono state stuprate, secondo una precisa strategia volta a terrorizzare e a controllare la popolazione civile. Una dimostrazione è il raccoto che segue, fatto da una giovane che aveva cercato di opporsi.

“La milizia Janjawid e l’esercito avevano attaccato la scuola elementare femminile, stuprandone le bambine. Avevano tra gli 8 e i 13 anni. Erano sconvolte, sanguinavano, urlavano e piangevano. una cosa atroce. Sono stata arrestata dalle autorità perchè avevo raccontato che cosa era successo. Mi hanno detto - ti facciamo vedere noi cosa vuol dire stupro - e mi hanno picchiata a sangue. La sera, mi hanno violentata in tre. Il giorno dopo gli altri mi hanno fatto la stessa cosa: prima la tortura, poi lo stupro. E questo tutti i giorni: tortura e stupro”.

L’uso sistematico dello stupro è un crimine di guerra, che in Darfur viene perpetrato ogni giorno. da lungo tempo si parla di questo orrore, condannato da vari governi nel mondo. Ma, nonostante discorsi e titoli sui giornali, la comunità internazionale non è ancora arrivata a una vera e propria soluzione.

Sono trascorsi ormai tre anni dalla firma dell’Accordo di pace per il Darfur e dalla fine del 2007 è sul posto una forza di peacekeeping mista Unione Africana/Onu. Eppure donne e ragazze continuano ad essere stuprate. Ogni giorno. E gli stupri avvengono anche oltre il confine, a causa del dilagare del conflitto nel vicino Ciad.

Dal 2003 chiediamo protezione efficace dei civili in Darfur e abbiamo ottenuto risultati importanti. Nel maggio del 2007, infatti, il Tribunale penale internazionale ha emesso due ordini di cattura per Ahmad Harun, ministro per gli Affari umanitari e per Ali Muhamad Abdelrahman, leader delle milizie filo governative ‘Janjawid’, accusati di 51 crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Darfur. E nel luglio del 2008 ha richiesto un mandato d’arresto anche nei confronti del presidente sudanese al-Bashir con l’accusa di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Questo, però, non è abbastanza.

Adesso vogliamo che il governo sudanese arresti e condanni, secondo gli standard internazionali, gli altri responsabili dei crimini di guerra contro l’umanità e, inoltre, assicuri alle vittime il giusto risarcimento.

E’ importante che la forza congiunta Unione Africana/Nazioni Unite presente in darfur abbia le risorse e gli equipaggiamenti necessari per poter funzionare adeguatamente ed è necessario che riceva un mandato chiaramente orientato al rispetto dei diritti umani, che indaghi e denunci pubblicamente tutte le violazioni, compresi gli stupri; che supervisioni il disarmo e la smobilitazione dei Janjawid; che assicuri che l’embargo sulle armi in vigore sia apllicato efficacemente. Ma per questo è fondamentale continuare a fare pressione sui governi degli stati membri delle Nazioni Unite affinchè forniscano le risorse necessarie e sul governo sudanese perchè collabori realmente con la forza Onu-Ua. Se così non dovesse essere le conseguenze per migliaia di persone sarebbero tragiche. E gli afollati in Darfur sono già oltre 2.600.000.

Anche per questo riteniamo cruciale continuare a far pressione sul governo sudanese. Stiamo ricorrendo a tutte le tecniche proprie di Amnesty International, dalle più tradizionali a quelle maggiormente innovative, per mettere fine alle violazioni dei diritti umani subite dalla popolazione del Darfur.

L’esempio più importante, che utilizza una sofisticata tecnologia, è “Eyes on Darfur” (www.eyesondarfur.org), un sistema di monitoraggio online, sviluppato dalla sezione statunitense di Amnesty International, che si avvale si satelliti in grado di riprendere 24 ore su 24 e di trasmettere al mondo intero quanto sta accadendo in questo territorio.

Dobbiamo assolutamente continuare a fare pressione sul governo del Sudan, ma da soli non possiamo farcela. Perchè? Per restare indipendenti non accettiamo alcun finanziamento da governi, ci sosteniamo grazie al contributo dei nostri soci, persone che credono nel valore dei diritti umani. Valori che, mi auguro, lei condivida e che oggi può difendere in tutto il mondo a partire dal Darfur … … …


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