Italiani sempre più poveri.

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Cresce il disagio economico: una famiglia su tre non arriva a fine mese.

Una famiglia italiana su tre fa fatica ad arrivare alla fine del mese, il 28% ha serie difficoltà ad affrontare una spesa imprevista anche di 600 euro e oltre il 66% non riesce più a mettere un euro da parte.

Per il 14,6% delle famiglie, la famosa “quarta settimana” è davvero un incubo e la supera con “molta difficoltà” ma la quota sale al 21,1% nel Meridione e al 22,6% nelle isole, mentre si ferma all’10,3% al Nord Est. Se si aggiungono quelle che dichiarano di avere “difficoltà” si arriva al 34,7% della media nazionale e al 45,9% nelle Regioni meridionali. E quasi una famiglia su tre, e cioè il 28,4%, non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro con risorse proprie o della rete familiare e il 66,1% delle famiglie (oltre la metà) dichiara di non essere riuscita a mettere da parte risparmi nell’ultimo anno.

A livello territoriale le difficoltà sono particolarmente rilevanti per i nuclei che abitano al Sud e per quelli che risiedono nelle aree metropolitane. Particolarmente esposte a situazioni di disagio economico e più spesso in ritardo nei pagamenti, inoltre, le famiglie in cui sono presenti figli minori e quelle composte da persone sole.

La mappa del disagio riflette, naturalmente, quella della distribuzione dei redditi. Se nel 2005, infatti, il reddito netto delle famiglie residenti in Italia (escludendo i fitti imputati) è pari in media a 27.736 euro, circa 2.300 al mese, quelle con un solo percettore di reddito hanno guadagnato in media poco più di 16.600 euro. A livello regionale, l’Istat rileva, inoltre, che il 38,1% delle famiglie residenti al Sud appartiene alla fascia di reddito più bassa. Considerando le tipologie familiari, infine, si scopre che per i nuclei con figli minori è più frequente la collocazione nella parte meno ricca della distribuzione dei redditi, in particolare per quelli con un solo genitore. La probabilità di trovarsi nella fascia più povera aumenta all’aumentare del numero dei figli: quasi la metà delle famiglie con tre o più minori appartiene al quinto più povero della popolazione, contro il 22,4 e il 29,2% delle famiglie con uno o due minori.

In sei anni il reddito per abitante degli italiani è crollato del 13% rispetto alla media europea. Un crollo pazzesco se si considera che solo nel 2000 era del 4% più alto della media dell’Unione, nel 2006 è sceso a oltre 8 punti sotto la media. La casa pesa sul bilancio delle famiglie povere per il 31,1%, e appena per l’8,5% per quelle ricche. Non solo, ma chi ha meno reddito è “costretto” quasi sempre ad andare in affitto: in generale, il 14% del reddito familiare viene destinato alle spese per l’abitazione. Ma la quota sale al 27% per chi ha acceso un mutuo: vale a dire 800 euro mensili. L’incidenza della voce “casa” (condominio, riscaldamento, gas, acqua, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto e interessi passivi sul mutuo) sul bilancio delle famiglie più povere arriva a toccare il 31,1%, mentre per le più ricche rappresenta appena l’8,5% del reddito. Tradotto in moneta sonante tutto ciò significa che mediamente, a fronte di un reddito netto di 2.311 euro mensili, una famiglia investe per la casa 315 euro al mese, la spesa scende a 273 euro per le famiglie proprietarie di un’abitazione, mentre sale a 503 euro per quelle in affitto.

Prosegue il calo della disoccupazione iniziato nel 1999. Ma sono sempre di più gli “inattivi”, ossia coloro che non cercano più un lavoro perchè sono scoraggiati, sanno di non trovarlo: nel 2007, sono arrivati a quota 3 milioni.

[fonte Tgcom]


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