La Cascata delle Marmore.

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La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato tra le più alte d’Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 metri, suddiviso in tre salti (il primo, più alto, di 83 m).
L’aspetto attuale della Cascata è frutto delle modificazioni indotte dall’uomo nel corso dei secoli sull’ambiente naturale.

Le acqua calcaree del Velino, depositandosi, costituivano una barriera per la confluenza nel Nera: ciò ne provocava, specie nei periodi di piena, lo straripamento, con il conseguente impaludimento di ampie aree della pianura reatina.

Nel 271 a.C. il console Manlio Curio Dentato bonificò i terreni circostanti il fiume, scavando un cavernale che partiva dal punto più profondo della palude e portava le acque fino al ciglione di Marmore, da dove ancora oggi precipitano. Il canale ottenne l’obiettivo, ma risultò insufficiente per contenere le acque del Velino nei periodi di piena.
Tra il XIV e il XV secolo, l’innalzamento del fondo del canale provocato dai depositi calcarei delle acque del Velino diminuì a tal punto lo scolo delle acque da rendere drammatica la situazione.

Nel 1417 si diede inizio all’escavazione di un nuovo canale, denominato Reatino, che, malgrado i successivi rimaneggiamenti operati sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585), non diede i risultati sperati.
Nel dicembre 1545 il Pontefice Paolo III incaricò Antonio da Sangallo il Giovane di costruire un nuovo canale; ultimato nel 1546 e denominato Paolino, anche questo non riuscì a evitare l’impaludimento della piana del Velino.

Nel 1596 papa Clemente VIII affidò a Giovanni Fontana di Meli la riattivazione del canale d’età romana. Questi rese il canale più profondo, ne aumentò la pendenza, ne rettificò il percorso e costruì un Ponte Regolatore che avrebbe dovuto consentire il passaggio solo di una determinata quantità di acqua. I lavori vennero ultimati nel 1601 e il nuovo canale venne denominato Clementino. Nonostante il funzionamento del Ponte Regolatore fosse tutt’altro che efficace, il nuovo canale risolse il problema principale: l’impaludimento della piana reatina. Restava comunque irrisolto un altro problema: l’acqua del Velino in piena precipitando nel Nero tracimava per oltre 7 chilometri nelle piana della Valnerina.

Tra il 1787 e il 1788 l’architetto ternano Andrea Vici trovò la soluzione: un taglio diagonale sul secondo balzo della Cascata che deviava parte dell’acqua in caduta, consentendo un migliore deflusso del Nera. Questo intervento diede alla Cascata il suo aspetto definitivo, quello che ancora oggi si ammira.

Le opere ingegneristiche e la natura che la circonda, hanno sempre richiamato un gran numero di turisti e visitatori, tanto da spingere alla creazione di luoghi di osservazione sicuri e stabili (la Specola in alto, piazzale Vasi in basso, vari Belvedere). Fra di loro, possiamo citare tante illustri personalità: Plinio, Cicerone, Fazio degli Uberti, un gran numero di papi, Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Ferdinando II delle Due Sicilie, la Regina Madre di Napoli, Salvator Rosa, Corot, Gioacchino Belli, Lord Byron e tanti altri. La cascata, nel XVIII e XIX secolo, rappresentava molto spesso una giornata di visita del Grand Tour verso Roma.

« Rimbombo di acque! Dalla scoscesa altura il Velino fende il baratro consunto dai flutti. Caduta di acque! Veloce come la luce, la lampeggiante massa spumeggia, scuotendo l’abisso. Inferno di acque! là dove queste urlano e sibilano e ribollono nell’eterna tor­tura; mentre il sudore della loro immane agonia, spremuto da questo loro Flegetonte, abbraccia le nere rocce che circondano l’a­bisso, disposte con dispietato orrore,e sale in spuma verso il cielo, per ricaderne in un incessante scroscio, che, con la sua inesausta nube di mite pioggia, reca un eterno aprile al terreno attorno, rendendolo tutto uno smeraldo: - quanto profondo è l’abisso! E come di roccia in roccia il gigantesco Elemento balza con delirante salto, abbat­tendo le rupi che, consunte e squarciate dai suoi feroci passi, concedono in abissi uno spaventoso sfogoalla poderosa colonna d’acqua che continua a fluire e sembra piuttosto la sorgente di un giovane mare, divelto dal grembo di montagne dalle doglie di un nuovo mondo, che non soltanto la fonte di fiumi che scorrono fluenti in numerosi meandri attraverso la valle! Volgiti indietro! Vedi, dove esso si avanza simile ad una Eternità, quasi che dovesse spazzar via tutto ciò che trova sul suo cam­mino, affascinando l’occhio col Terrore - impareggiabile cateratta,orribilmente bella! ma sul margine, da una parte all’altra, sotto lo scintillante mattino, posa un’iride tra gli infernali gorghi, simile alla Speranza presso un letto di morte, e, inconsunta nelle sue fisse tinte, mentre tutto là attorno è dilaniato dalle acque infuriate, innalza serenamente i suoi fulgidi colori con tutti i loro raggi intatti, e sembra, tra l’orrore della scena, l’Amore che sorveglia la Follia con immutabile aspetto. »

(Lord Byron)


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One Response to “La Cascata delle Marmore.”

  1. Alessia Says:

    I ragazzi di Terni non fanno che criticare questo posto definendolo “da pensionati”. Io, invece, la consiglio a tutti. Prima di andare centinaia di chilometri sperduti nel nulla per cercare le “bellezze della natura”, dovremmo ricordarci che spesso ce le abbiamo a due passi da casa e nemmeno le consideriamo!!!!

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