Tartufo cinese? No, grazie.

No alle contraffazioni. Il “made in Italy” vince su tutti
Nero o bianco che sia, agli intenditori e buongustai piace italiano e non si lasciano ingannare dalle imitazioni. Soprattutto da quelle “made in China”. E così in un periodo in cui la crisi economica e finanziaria spaventa il mondo intero e le Borse crollano, il tartufo continua ad apprezzarsi con quotazioni che superano i tremila euro al chilo.
Eppure si è temuto che, proprio a causa della crisi, il tartufo cinese, venduto a prezzi stracciati, potesse minacciare quello italiano. Ma le cose non sono andate così. E soprattutto a causa dei serrati controlli, l’invasione è stata limitata. Grazie difatti a leggi precise sul commercio, pochissimo tartufo cinese entra ufficialmente in Italia.
Ogni anno ben 800 tonnellate di tartufi per un valore di oltre 15 milioni di euro, lasciano la Cina per entrare nei mercati di tutto il mondo, fra cui anche l’Italia. Ma il quantitativo di tartufo “made in China” che arriva in Italia sembra minimo: in generale (dati Istat) l’Italia nel 2007 ha importato (ufficialmente non solo dalla Cina) 6,3 tonnellate di tartufi (nel 2006 erano 7,2 tonnellate) a fronte di 80,3 tonnellate di tartufo esportato (60,8 nel ‘06). Il quadro è emerso durante le discussioni tra i partecipanti di Tuber 2008, il congresso internazionale sul tartufo che si svolge a Spoleto (Pg).
Il made in Italy, in questo modo, non solo si è imposto sulle nostre tavole, ma ha anche conquistato il mondo, premiando l’eccellenza e la buona qualità . L’export di tartufo è aumentato del 25%. Tuttavia, va precisato che parte del prodotto italiano che va nell’export in realtà è prodotto trasformato, dal momento che in Italia, la produzione naturale media è di 50-60 tonnellate annue, per un giro d’affari di circa mezzo miliardo di euro.
“Il tartufo cinese - spiega Vincenza Campagnani, presidente della Comunità Montana dei Monti Martani e del Serano organizzatrice di Tuber 2008 - secondo le nostre leggi non dovrebbe proprio entrare in Italia, e infatti il quantitativo che riesce ad entrare attraverso Paesi terzi è minimo. Da Tuber 2008 abbiamo lanciato un messaggio chiaro e netto contro ogni tipo di contraffazione e di commercio illegale del tartufo, a difesa soprattutto dei consumatori e dei tartufai italiani che portano, grazie al tartufo, in alto il made in Italy nel mondo”.
[fonte Tgcom]
Argomenti: Cina, crisi economica, esportazione, made in Italy, tartufo
Ritieni questo post utile o interessante?
Condividi
Leggi anche:

February 16th, 2009 at 4:46 pm
ho letto un delirante articolo inerente il tartufo cinese, che in alcune varietà ha caratteri organolettici inferiore all’italiano (tuber sinensis, tuber indicum -infatti costa mooooolto meno-) ed in alcune altre (tuber himalayensis) se la gioca tranquillamente coi migliori tartufi neri nostrani, con buona pace di chi, con affermazioni che trasudano razzismo vero e proprio, denigra il tartufo cinese in quanto tale. Ci sono tartufi cinesi buoni e tartufi cinesi mediocri… In base a quale ragione non si vuole far entrare in Italia tuberi che entrano tranquillamente ovunque nella comunità europea? Siamo speciali, noi? o i tartufai italiani devono continuare a girare in ferrari? Se si chiama tuber, perchè non lo si deve definire tartufo? I “tuber” sono definiti “truffles” (tartufo) indistintamente in giro per il mondo, come li dovremmo chiamare seondo voi? L’orticello dorato italiano non si difende sparando sul mucchio, semmai con una CORRETTA informazione, che manca completamente, volta a informare il consumatore su dati REALI riguardanti solo certi tuberi cinesi, effettivamente inferiori (ripeto, anche come costo!!!!).
Invece, ogni volta che ho provato a importarlo direttamente in italia, ho avuto solo rogne razziste, pretenziose, cavilli veri e propri da parte delle dogane, evidentemente ben… “addestrate” e magari “foraggiate” da qualcuno… Mi tocca farlo arrivare ad Amsterdam, lì me lo sdoganano in 10 minuti, e, da là , farlo venire con corriere!!! (forse che gli olandesi sono più permissivi dei colleghi italiani?)
Se il problema è che il tartufo cinese si presta a contraffazioni (viene talora mischiato coi nostri) il problema è 1 perchè sono simili ai nostri (sennò la contraffazione sarebbe grossolana e si noterebbe, invece non accade mai) 2 perchè esistono i truffatori (allora il problema sono i truffatori, non i tartufi cinesi)
Meditate gente, meditate
February 16th, 2009 at 10:17 pm
Se per te l’articolo è delirante dovresti prendertela con chi lo ha scritto, io l’ho solo riportato. Personalmente sono per il made in Italy, sia nel cibo che in altre cose. Non mi reputo razzista per questo, oppure se per alcuni target chi la vede come me deve essere considerato tale, non lo “siamo” solo verso la Cina, ma anche verso altri paesi. Mi piace mangiare al ristorante cinese e civado pure spesso, ma se devo dare una preferenza gastronomica made in Italy ad oltranza, più per altro per un gusto personale, non per politica.