Sotto il segno dell’acqua.

Preziosa come il petrolio, è una risorsa strategica e intorno a lei ruotano guerre e business, dall’Africa agli Stati Uniti. Ma questo sarà l’anno della svolta. Parola di ambientalisti.

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Il 2008 sarà sotto il segno dell’acqua. Indispensabile e sempre più rara, ormai preziosa come il petrolio. E come il greggio scatena guerre e business. Secondo L’onu sono circa 300 i conflitti potenziali e 50 i fronti caldi nel mondo, luoghi in cui le situazioni di ’stress idrico’ aspettano solo una scintilla per esplodere. Circa 1 miliardo e 400 milioni di persone, distribuite in 80 stati, vivono in una cronica penuria d’acqua dall’India alla Bolivia, dalla Cina all’Africa, al Medio Oriente, denuncia il Wwf.

Il World Resource Intitute ha fatto i conti: ora sono 250 milioni le persone in difficoltà, saranno 3 miliardi nel 2025. “Il mondo ha sete”, ha ricordato Al Gore, fresco premio Nobel per la pace, dall’ultimo summit per l’ambiente a Bali. Non servono esperti di geopolitica per prevedere tensioni e guerre per il controllo di pozzi e fiumi. Con i Paesi ricchi che hanno tutto l’interesse (e i soldi) per garantirsi il controllo delle fonti, e le multinazionali pronte a trasformare l’ ‘oro Blu’ in merce da vendere.

Che l’acqua sia una risorsa strategica lo dimostra la polveriera Medio Oriente. Tra Palestina e Israele un accordo (temporaneo) spartisce tra i due Paesi le (scarse) acque piovane dell’area dei territori. Turchia, Iraq e Siria invece si contendono a colpi di dighe le acque del Tigri ed Eufrate. I cambiamenti climatici (e gli eventi estremi che alimentano, come alluvioni e siccità) non fanno sconti alle grandi potenze. In Cina la siccità nella regione a sud-ovest di Chongquing ha fatto 400 milioni di danni nel 2006.

Negli Stati Uniti invece c’è tensione tra Georgia, Alabama e Florida per la gestione dei bacini idrici, e la California ha appena sperimentato il dramma dei fiumi in secca e degli invendi. “Anche in certe zone d’Italia, come il bacino del Po, la situazione idrica è critica”, dice Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera. Visto il costante aumento delle temperature dei mari e quel che ne deriva, è chiaro che la situazione non migliorerà. Il 2008 però segnerà una svolta, e il fondatore di Legambiente vede i primi segnali.

“In questi ultimi mesi c’è stata un’accelerazione di interesse nell’opinione pubblica e nei politici: chi avrebbe mai pensato in passato che il premio Nobel per la pace fosse assegnato a un politico ambientalista come Gore?”, aggiunge Realacci. “Vedremo sempre più premier pronti a promettere risparmio energetico e una politica verde”.

A riprova che la questione ambiente è anche sfida economica. E i governi lo sanno. “Gestire le risorse significa avere la leadership”, conclude Realacci. “Altrimenti perchè investire milioni di dollari nell’ambiente, come fanno gli USA?”

C’è luce in fondo al mare

Il ‘climate change’ sta sconvolgendo gli scenari geopolitici mondiali. E lo farà sempre più in fretta. La domanda globale di energia crescerà di oltre la metà entro il 2030, idem per le emissioni di Co2 (dati Ipcc). Tutti concordano (ultraconservatori americani e ‘negazionisti’ giapponesi a parte) che è il caso di parlare di nuove energie. Anche per tagliare i costi. Nicholas Stern, ex chief economist della Banca Mondiale, ha calcolato che un buon 5-20 per cento del Pil globale è a rischio per le variazioni climatiche, e i costi sono destinati a salire. E nel 2008 si tornerà a parlare di ’svolta nucleare’. Negli Stati Uniti una legge del Congresso (Energy policy act) già prevedeva sconti fiscali e incentivi per i costruttori di nuove centrali, la Francia sta mettendo a punto gli impianti di terza generazione e l’Albania si offre di ‘ospitare’ le centrali nucleari che l’Italia ha messo fuori legge con un referendum 20 anni fa. Ma di cui, dopo i primi accenni di quest’anno, si tornerà a parlare nei prossimi mesi.
La Gran Bretagna invece cerca di sfruttare le correnti marine. Tra poco inizieranno i lavori per la costruzione di una centrale elettrica sottomarina sui fondali del Galles, azionata dalla forza delle maree: quando sarà pronta, nel 2010, in 5 mila case la luce arriverà dal mare


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