Speriamo in bio?

biologico

Alcune domande e risposte epocali che chiariscono il concetto di bio.

I prodotti biologici sono naturali al 100%?

Si. Sia durante la produzione (coltivazione o ellvamento) che durante tutte le fasi della lavorazione vengono utilizzati esclusivamente sostanze di origine naturale o minerale: sono infatti esclusi fertilizzanti, fitofarmaci, diserbanti, prodotti medicinali e conservanti chimici di sintesi. L’agricoltura biologica esclude gli OGM (organismi geneticamente modificati). A convincere i diffidenti basti sapere che l’agricoltura biologica è disciplinata nell’Unione Europea secondo il regolamento CE 2092/91 che riguarda in special modo le norme di produzione, l’etichettatura, il sistema dei controlli e della certificazione, l’importazione da paesi extra UE ed è valido per tutti i paesi dell’Unione Europea.

Quali prodotti biologici si trovano attualmente in commercio?

Praticamente tutti: frutta, ortaggi, legumi, salumi, carni, latticini, formaggi, yogurt, farine, paste, cereali, snack, biscotti, merendine, oli, conserve, spezie, vini, succhi, the, caffè e così via. Solo alcuni prodotti che per il loro metodo di lavorazione richiedono processi di lavorazione chimici (come lo zucchero boanco derivato dalla barbabietola) non sono disponibili nel mercato biologico.

Come si riconosce un prodotto biologico?

Sui prodotti biologici certificati deve essere riportata in etichetta la scritta “Da agricoltura biologica” seguita da: nome (e facoltativamente il logo) dell’organismo che esegue il controllo e suo numero di autorizzazione ministeriale; il codice dell’Organismo di Controllo; il codice dell’azienda produttrice; il numero di autorizzazione alla stampa dell’etichetta. Nel caso di prodotti con più ingredienti (come i biscotti), per poter utilizzare la dicitura “da agricoltura biologica” occorre che almeno il 95% degli ingredienti siano bilogici certificati. Il restante 5% è rappresentato da una lista di ingredienti normalmente non certificati (ad esempio il sale). Nel caso di prodotto ad unico ingrediente il 100% deve essere biologico. Esiste inoltre un marchio unico europeo per l’agricoltura biologica che contraddistingue gli alimenti prodotti nei paesi dell’Unione Europea. L’utilizzo di tale contrassegno è facoltativo e in etichetta deve comunque comparire il riferimento ad uno degli Organismi di Controllo, anche in presenza del marchio europeo.

Nel caso di prodotti venduti sfusi come si fa ad avere la garanzia che siano realmente biologici?

Anche nel caso di prodotti sfusi (come quelli ortofrutticoli) i contenitori in cui sono riposti tali alimenti devono portare applicata un’etichetta con indicate le stesse voci riportate in quella dei prodotti confezionati. Se un negoziante spaccia un prodotto biologico convenzionale per prodotto biologico commette un reato punibile per legge. Il consumatore ha peraltro il diritto di richiedere al negoziante di visionare i certificati di produzione biologica che accompagnano la merce in commercio.

Agricoltura biologica significa un ritorno al passato?

No. I sistemi produttivi e le tecniche utilizzabili nascono da nuove professionalità e da un impegno costante per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e ottenere prodotti sani e qualitativamente buoni. Inoltre l’agricoltura biologica garantisce un ambiente più salubre per chi vive e lavora in campagna.

Perchè i prodotti biologici costano di più?

Intanto va puntualizzato che, in alcuni casi, costano di più - ma non tutti - perchè i fertilizzanti organici e le sostanze naturali per la difesa delle piante sono più costosi di quelli chimici di sintesi, i controlli e la certificazione vengono pagati dalle azienda produttrici e trasformatrici, la produzione è soesso inferiore a quella convenzionale in quanto i raccolti non sono “forzati” dalla somministrazione di massicce dosi di concimi e di pesticidi. Bisogna considerare che spesso dal punto di vista nutrizionale la resa dei prodotti biologici è maggiore di quelli convenzionali (perchè sono più ricchi in vitamine, zuccheri, antiossidanti e minerali) e quindi può essere sufficiente utilizzare quantitativi inferiori: ecco che il dislivello dei prezzi si abbassa ulteriormente. L’agricoltura convenzionale ha costi che non incidono sul nostro portafoglio, ma che sono pagati dall’intera popolazione e dall’ambiente (come l’inquinamento delle falde acquifere, dei fiumi, dei laghi) danni che l’agricoltura biologica non provoca. Le tecniche dell’agricoltura biologica rispettano l’ambiente e i suoi equilibri; limitano l’inquinamento atmosferico e delle acque, evitano lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e l’erosione del suolo, scongiurano l’estinzione di organismi utili, preservano la biodiversità nell’ambiente.

[fonte BENE INSIEME]


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8 Responses to “Speriamo in bio?”

  1. Blogmasterpg Says:

    Ti andrebbe di scambiarci i Links? Ho visto che questo blog è molto attivo e fatto ‘col cuore’; Io ho un sito in italiano di ‘opinioni’, un pò sulla falsariga di questo; Si chiama arcano intellego e lo trovi digitando il titolo su Google

  2. Alessia Says:

    Ciao, certo che mi va di scambiarci i link!
    Io il tuo l’ho già inserito ;-)

  3. marina seveso Says:

    cara alessia, sarà forse egocentrismo d’autore, ma quando ho visto titolo e contenuti del tuo post, linkati da fai.informazione.it mi sono sentita lusingata, come sempre se qualcuno cita il mio libro.
    Poi ho letto tutto fino in fondo, ho guardato in giro sul blog e sulla pagina di fai.informazione.it e una segnalazione del mio saggetto non l’ho trovata da nessuna parte.
    Ne deduco che o la segnalazione è abilmente nascosta, o dev’essere casuale che tu abbia usato lo stesso titolo (con punto interrogativo in più) e le stesse argomentazioni addirittura nello stesso ordine.
    In entrambi i casi, benchè io sia di solito nemica delle autosegnalazioni, vorrei dire ai tuoi lettori che se lo spunto li ha interessati possono trovarlo sviluppato in “Speriamo in bio”, di Marina Seveso, Orme editori. In vendita, anche on-line, a 16 euro.
    E a te che anche se gli elaborati sono tuoi, è comunque più corretto citare in modo visibile le fonti, soprattutto se diffondi i tuoi post su altri siti.

  4. Alessia Says:

    Cara Marina, l’articolo che ho postato l’ho preso da un giornale che danno in un supermercato. Questo giornalino non fa alcun riferimento al tuo libro (sempre se l’hanno preso da lì) nè accenna ad un ulteriore autore, cosa invece che han fatto in passato quando hanno estrapolato dei pezzi da alcuni libri. Dici che le argomentazioni sono le stesse … lo è pure il testo? Forse si tratta solo di una casualità, ma se così non fosse non prendertela con me perchè mi sono limitata ad inserire un articolo, non l’ho nemmeno riscritto a parole mie.
    Per quanto riguarda la correttezza io cito sempre le fonti quando necessario e lo puoi benissimo vedere su tantissimi articoli che ho inserito, ma dato che qui non ce n’erano non ho potuto (e dovuto) citare nessuno.
    Per quel che ne so io non stavo parlando del tuo libro, se poi chi scrive su questo giornale “ruba” i contenuti senza citare l’autore io non ci posso fare nulla.

  5. marina seveso Says:

    Dal momento che citi sempre le fonti, devo dedurre che sia solo la sfortuna che ti ha impedito di citare il giornalino del supermercato da cui hai tratto questo pezzo: se tu l’avessi fatto, forse avrei scritto a loro, e non a te.
    In ogni caso, non considererei un “furto” neppure una pagina presa di peso da uno dei miei libri: una citazione è questione di rispetto e non di proprietà.
    La casualità è ovviamente possibile, il che non vuol dire probabile: ma proprio perciò nel primo commento mi limito a segnalare il mio libro ai tuoi lettori.
    E se farti notare - come tocca fare anche ora, visto che non sappiamo tuttora quale sia la tua fonte, chè “giornalino del supermercato” è un po’ generico - che è più corretto citare le fonti dei propri scritti (soprattutto se copiati paro paro, come dici)… be’, non sei tu che affermi nel tuo profilo che “ognuno può insegnarci qualcosa”? Perchè offendersi, allora, se ti si fa notare che la “precisione, anche nei dettagli” di cui parli sempre nel tuo profilo, questa volta è stata un po’ carente?

  6. Alessia Says:

    Ma chi te l’ha detto che mi sono offesa? Casomai ho detto che se altri hanno pubblicato a tua insaputa pezzi del tuo libro non è mica colpa mia. L’offesa non c’entra proprio nulla, ovvero non mi offendo certo per delle precisazioni … mi pare un pò infantile farlo.
    Comunque se vai a fare la spesa al Conad (cosa che ti ho pure scritto per email) lo trovi ogni mese questo giornale di cui adesso non ricordo il nome perchè sinceramente non li tengo per farne collezione.

  7. Alessia Says:

    Guarda Marina, ho fatto un paio di telefonate e il giornale si chiama BENE INSIEME. Di più non so dirti, quindi se ti servisse un recapito dove scrivergli ti conviene andare al supermercato e fartene dare uno. Il mese di pubblicazione sarà sicuramente lo stesso in cui ho pubblicato io l’articolo.

  8. marina seveso Says:

    ok, grazie per la ricerca, ma non pensavo certamente di dedicarmi alla Caccia della Non-Citazione. Nel tuo blog ci ho sbattuto dentro come capita sul web e la polemica nasce dal fatto che se tu avessi citato subito il giornalino avrei capito che era un pezzo a sua volta ripreso. niente di grave, comunque: come mi pare di averti già detto per mail, se le idee in cui credo anch’io vanno in giro sono ben contenta.
    buon lavoro

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