Strage di Erba, concessi i domiciliari ad Azouz.

Olindo chiede una cella matrimoniale.
Il Gip di Como, Luciano Storace, ha concesso gli arresti domiciliari ad Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della strage di Erba. Azouz era stato arrestato il primo dicembre dell’anno scorso per spaccio di droga con alcuni suoi parenti. La notizia è stata data dal legale del tunisino, Roberto Tropenscovino, in una pausa del processo per la strage che vede oggi assente Azouz. Il tunisino trascorrerà gli arresti domiciliari in un appartamento di Lecco nei pressi dello studio del suo avvocato.
L’avvocato Tropenscovino ha spiegato che Azouz andrà a vivere in un appartamento a Lecco garantito dallo stesso legale. “Con la concessione dei domiciliari si torna alla giusta distanza tra Azouz e gli imputati - ha detto Tropenscovino - Azouz torna a essere un uomo quasi libero, mentre loro sono in carcere e mi auguro che ci rimangano per sempre”. I giudici non hanno autorizzato i difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi a utilizzare la strumentazione della Procura per trasmettere alcuni filmati. Un argomento questo che era stato oggetto di un acceso scontro tra i difensori della coppia e il Pm Massimo Astori. “Si tenga la sua strumentazione”, ha esclamato con veemenza l’avvocato Enzo Pacia, prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio per decidere che, essendo il materiale video di una società consulente della Procura, la difesa è necessariamente obbligata a nominare dei propri consulenti.
Rinviata l’aduzione dei Ris
Non ci sarà quest’oggi, a causa di impegni dei militari, l’audizione dei carabinieri dei Ris (Reparto Investigazione Scientifica), citati come testi dalla difesa nel processo sulla strage di Erba. I difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi hanno citato i militari che, nella loro relazione conclusiva, non avevano trovato tracce dei coniugi imputati nell’appartamento in cui furono uccise quattro persone, mentre una quinta rimase gravemente ferita. L’udienza è cominciata con la testimonianza di un vicino di casa delle vittime e degli imputati, Pietro Romon. L’anziano è stato assistito da figlio nella testimonianza in quanto quasi completamente sordo. Alle domande degli avvocati, che lo hanno citato come teste della difesa, Ramon ha risposto che la sera dell’11 dicembre 2006, quando accadde la strage, si trovava in casa e guardava la televisione con le cuffie ad alto volume. Di conseguenza non vide né sentì nulla fino all’arrivo dei vigili del fuoco, intervenuti perché nell’appartamento dell’eccidio era stato appiccato il fuoco. “Questo teste non sa nulla - ha detto il presidente della Corte Alessandro Bianchi rivolto agli avvocati -. Possiamo rinunciarvi?”. La deposizione Ramon è durata, quindi, solo pochi minuti e al termine il presidente Bianchi è ricorso a una battuta: “mi sembra di essere in un processo in pretura, quello con Totò”
Parla un detenuto: Olindo mi disse di essere innocente
Olindo Romano disse a un detenuto nel carcere del Bassone di Como di essere innocente, di non aver mai fatto niente. “Ero nella cella di fronte - ha detto in aula Sergio Domenichini, detenuto per droga -. Non mi ha mai accennato a quello di cui era accusato, lo seppi dai giornali. Mi disse sempre di essere innocente e che non aveva fatto niente”. Nel settembre dell’anno scorso, invece, Olindo disse all’educatrice del carcere, Federica Pisani, di non essere salito nella casa di Raffaella Castagna, l’11 dicembre del 2006, quando accadde la strage di Erba. In precedenza, l’ex netturbino le aveva riferito che lui e la moglie, Rosa Bazzi, avevano confessato la loro partecipazione all’eccidio. “Mi disse che veniva visto come il mostro - ha raccontato la donna - e lui con un po’ di ironia non smentiva”. Questo prima dell’estate dell’anno scorso, poi a settembre la svolta: “Non ha mai usato il termine innocente, ma mi disse di non essere salito, in relazione all’omicidio di via Diaz e all’incendio”. C’é poi la vicenda di due di quelli che diventeranno gli ormai famosi ‘pizzini’ di Olindo. “Avevo chiesto a Romano di scrivere dei racconti, mi diede un piccolo fascicoletto, dei fogli scritti con una serie di segni strani”. L’educatrice chiese di che cosa si trattava. “Provi a decifrarlo”, fu la risposta. “Li misi nelle carte che porto sempre con me e un sovrintendente li prese”. Lo rivide tre settimane dopo e Olindo disse: “Ho scritto che cosa è successo quella sera a Erba”. L’educatrice si stupì: “A me?”.”Tanto sono cose che si sannno”, ribatté Olindo.
Educatrice: Olindo vuole una cella matrimoniale
“Mi parlò ripetutamente di una cella matrimoniale”, ha detto Federica Pisani, educatrice penitenziaria, deponendo questa mattina in udienza. Ed ha spiegato che Olindo così motivava la sua richiesta di cella comune per sé e la moglie: “Le responsabilità ce le siamo assunte in due e anche la pena va divisa in due, le istituzioni devono tutelare il valore del matrimonio, quindi anche il periodo della pena deve essere trascorso insiemé”.
[fonte Ansa.it]
Argomenti: Azouz Marzouk, carcere, Olindo Romano, Rosa Bazzi, strage di Erba
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