Strage di Erba.

Olindo nega: “Eravamo a Como”.
ATTENZIONE: l’articolo contiene immagini particolarmente violente. Si consiglia la visione ad un pubblico adulto e consapevole!
L’attesa deposizione spontanea di Olindo Romano nel processo di Erba non ha riservato sorprese. ”Che cosa dovevo confessare? Non abbiamo ucciso nessuno. Quella sera siamo stati a Como da McDonald’s”, ha detto uno dei due accusati della strage nell’udienza davanti ai giudici comaschi. In precedenza in aula erano state fatte sentire alcune intercettazioni. “E’ andata male, ho paura, come quella sera che andammo a Como”, aveva detto Rosa Bazzi.
La deposizione di Olindo
Nel corso della deposizione Olindo è tornato alla versione, resa prima del suo fermo, per protestare la sua innocenza. Nella strage, l’11 dicembre del 2006, morirono quattro persone tra cui un bambino di poco piu’ di due anni. ”Quando arrivai c’era folla - ha detto - poi ho viso il signor Castagna, era un uomo distrutto. Abbiamo incrociato lo sguardo, mi vennero in mente le liti, le banalità , perché lo insultavo. Provai un nodo alla gola. Mi venne da avvicinarlo, ma preferii non disturbarlo”. Poi un vicino, che era stato nell’appartamento gli disse che ”era peggio di un film dell’orrore”.
E ancora: ”La cosa più brutta è quando mi prospettarono a che cosa andavo incontro. Mi diedero una legnata morale”. Così Romano ha ripercorso il colloquio con due carabinieri che, il 10 gennaio del 2007, andarono al carcere del Bassone di Como per prendergli le impronte digitali. L’uomo già in precedenti occasioni aveva detto di aver subito una sorta di ”lavaggio del cervello” dai militari per confessare. Circostanza seccamente smentita dai carabinieri presenti all’episodio. ”L’8 gennaio fu il giorno più brutto della mia vita - ha detto Olindo - quando vennero i carabineri a prendermi pensavo mi portassero in caserma, invece mi trovai davanti all’ingresso del carcere. Ebbi l’impressione che fossimo due cani da abbandonare”.
“Trattati come bestie”
Dure accuse di Olindo Romano contro i suoi carcerieri e quelli della moglie Rosa Bazzi. Ripercorrendo il “lavaggio del cervello” subito da due carabinieri che il 10 gennaio 2007 andarono nel carcere del Bassone di Como per rilevargli le impronte e gli prospettarono la possibilità di scegliere fra l’ergastolo e il pentimento, l’ex netturbino punta il dito contro alcuni agenti penitenziari e carcerati. “Siamo andati avanti a fare i pentiti - racconta Olindo - . Pensi il disprezzo di quella gente lì verso di noi, di quelli in carcere, perché avevamo confessato di avere ammazzato anche un bambino. Gli agenti, non tutti, ci trattavano come delle bestie”.
Come una animale Olindo si sente trattato anche quando viene prelevato nella sua abitazione per essere rinchiuso in carcere. “Pensavo ci stessero portando in caserma, invece ci trovammo fuori dalla porta di ingresso del carcere - dice, ripercorrendo la giornata dell’arresto, l’8 gennaio 2007 -. Ho avuto l’impressione di essere come due cani al canile che vengono abbandonati. Ci sono rimasto male, non ci avevano detto niente e il luogotenente Gallorini mi ha augurato buona fortuna, prima che varcassi la soglia di ingresso”. A dargli sostegno durante l’isolamento, secondo la ricostruzione dell’ex netturbino, furono soltanto tre persone: Padre Giovanni, la psicologa e l’educatrice.
Le intercettazioni
L’8 gennaio del 2007 Olindo Romano disse: “Oh! Paperina, mi hanno preso le impronte”. Dopo poche ore scattarono i fermi. Complessivamente sette intercettazioni che partono dal 13 dicembre 2006 al 7 gennaio 2007 in cui i coniugi parlano della strage. Olindo il 13 dicembre in un’intercettazione all’interno dell’auto dice “basta non parlare in casa” facendo riferimento alla possibilita’ di essere ascoltati dai carabinieri. Militari che vengono presi di mira in altre conversazioni tra gli imputati che si lamentano dei loro continui interrogatori e di non essere mai intervenuti prima di una strage che, secondo loro, poteva essere evitata.
I coniugi Romano puntano poi l’indice contro Azouz Marzouk, marito e padre di due delle quattro vittime, e altri extracomunitari. “Perché non mettono sotto torchio lui - dice Rosa il 20 dicembre 2006 - e i suoi amici marocchini e vedi cosa trovano, vedi cosa facevano nel cortile”. Extracomunitari anche nel mirino di Olindo che dice “potrei cambiare casa dove so che quelli non vengono”.
L’attesa giornata
E’ iniziata sensibilmente in ritardo la nona udienza del processo in corte d’assise a Como per la strage di Erba. Un ritardo dovuto ad un piccolo incidente stradale in cui è rimasto coinvolto il cellulare della penitenziaria che stava accompagnando in tribunale i due imputati. Il primo testimone della giornata è stato un sottufficiale dei carabinieri di Erba che ha ricostruito le fasi del suo intervento la sera dell’11 dicembre 2006, quando avvenne il massacro. Rosa Bazzi, invece, potrebbe rinunciare all’esame e avvalersi della facoltà di non parlare. “La nostra assistita - ha spiegato l’avvocato Enzo Pacia - è due giorni che piange ininterrottamente, soprattutto dopo le pesanti accuse rivolte da Mario Frigerio”.

[fonte Tgcom]
Argomenti: confessione, Olindo Romano, processo, Rosa Bazzi, strage di Erba
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February 28th, 2008 at 6:21 pm
Per questi animali vale quanto detto per vanna marchi (vedasi post)
February 28th, 2008 at 6:55 pm
Più sento queste cose al tg e più rimango senza parole!!!! Ma che razza di gente esite a sto mondo????
March 1st, 2008 at 4:51 pm
tutte qui le immagini violente??? e io chissà che mi credevo……(faccetta di uno che chissà cosa si credeva)
March 1st, 2008 at 4:58 pm
Le reputi normali te? Comunque l’ho dovuto mettere l’avviso per non avere problemi di sorta.
March 12th, 2008 at 12:32 am
Alessia, attenta che cocodix ce prova con te, è un mandrillo eh eh eh eh
Non ti pare che frequenti troppo il tuo blog il mio fratellino?
March 12th, 2008 at 12:36 am
Ma no, cocodix è un bravo blogger, serio e puntuale
March 12th, 2008 at 5:57 pm
Ben detto Alessia
March 12th, 2008 at 7:03 pm