Traghetto in fiamme:è allarme ecologico.

Ha continuato a bruciare per tutta la notte nelle acque antistanti le coste croate il traghetto turco “Und Adriyatik” che percorre l’ “autostrada del mare” Trieste-Istanbul. L’incendio a bordo dell’unità -di proprietà della società armatrice turca “Un ro-ro Istanbul”- è esploso per cause sconosciute e divampa da ieri mattina.
Tutti gli uomini che si trovavano a bordo sono in salvo. Nei serbatoi della nave - ferma a 15 miglia nautiche tra Pola e Rovigno - ci sono circa 850 tonnellate di idrocarburi (800 di fuel oil per alimentare i suoi motori e 50 di diesel marino) e finora ogni ipotesi di esplosione e di disastro ambientale non vengono escluse, ove si pensi che il gigantesco scafo (è lungo 193 metri) affondando verserebbe tutto il suo carico (composta anche da 202 Tir con i serbatoi pieni di gasolio) in mare. Le fiamme stanno divampando altissime con un denso fumo che si eleva sopra la nave che ha raggiunto una pericolosa temperatura.
Sul posto stanno operando rimorchiatori della Capitaneria di Fiume (Croazia) e quelli dei Vigili del fuoco che scaricano assieme a un Canadair montagne di acqua e di schiumogeno sullo scafo per raffreddarlo e abbassare i rischi di esplosioni. Da ieri sera sul posto ci sono anche i supertecnici inviati dalla società armatrice e quelli della compagnia assicuratrice dello scafo, partiti nel pomeriggio dall’ Olanda. La società olandese interpellata è la ‘Smith’ la stessa che nel 2000 entrò in azione per tentare di recuperare il ‘Kursk’, il sommergibile nucleare russo all’interno del quale morirono 118 uomini dell’equipaggio. Per il momento comunque il traghetto turco non sta affondando, ma il pericolo alto.
Certo è che in caso di disastro - hanno valutato i tecnici - gli idrocarburi potrebbero arrivare nell’arco di sei giorni sulle coste italiane, nella zona di Ravenna. I 22 uomini dell’equipaggio e i nove passeggeri (tutti autisti turchi) hanno abbandonato il traghetto e si sono posti in salvo su una motonave greca che li ha soccorsi e li ha trasportati a Venezia dove quattro di loro sono stati ricoverati in ospedale per ustioni. La direzione generale di Arpa Emilia-Romagna ha assicurato il monitoraggio costante delle acque emiliano-romagnole con un proprio battello, mentre il Dipartimento della protezione civile e’ in stretto contatto con le autorità di Zagabria.
Il monitoraggio costante delle acque emiliano romagnole effettuato dalla struttura Daphne già da ieri sera garantirà la tempestiva segnalazione di eventuali impatti sulle acque e sulle coste dei liquidi fuoriusciti dal traghetto turco in fiamme nel mare Adriatico, al largo della costa croazia. Il rischio è che i liquidi possano raggiungere nel giro di cinque-sei giorni in particolare la costa ravennate, ma per il momento si tratta di una possibilità remota. Non sono tuttora note nel dettaglio tipologia e quantità delle sostanze contenute nei 200 mezzi di trasporto merci collocati sul traghetto in fiamme, che fa normalmente spola tra Trieste e le coste turche.
Secondo l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente dell’Emilia Romagna cui fa capo la struttura oceanografica ‘Daphne”, si presume che solo un numero limitato di essi sia adibito a trasporto di sostanze liquide, non necessariamente pericolose. La quantità non rilevante di liquidi potenzialmente inquinanti, la collocazione della nave in mare aperto e la sua distanza dalle coste italiane inducono allo stato attuale ad un ragionevole ottimismo sull’assenza di danni ambientali lungo le coste emiliano romagnole. La struttura Daphne mantiene comunque attivo l’abituale servizio di monitoraggio, appositamente allertato per seguire in particolare gli sviluppi di quanto sta accadendo in Adriatico.
[fonte LiberoNews]
Argomenti: Adriatico, Croazia, disastro ecologico, esplosione, idrocarburi, Italia, trghetto
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