Una storia scritta nella pietra.

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Un’intera montagna nel South Dakota avrà le fattezze di Cavallo Pazzo, l’ultimo grande capo Sioux. Se sarà mai completato, sarà il monumento più grande del mondo.

Serve più della sola immaginazione per trasformare una montagna in un monumento. Lo scultore e il “cantastorie in pietra” Korczak Ziolkowski ha dedicato la sua vita a scolpire l’imponente Crazy Horse Memorial in onore delle tribù dei Nativi Americani. Mentre la sua famiglia si prepara a celebrare il sessantesimo anniversario del primo lavoro sulla montagna, la sua grande visione sta pian piano diventando realtà.

L’idea nacque nel 1939 quando nel vicino Mount Rushmore National Memorial il lavoro di scultura delle teste dei quattro presidenti americani stava procedendo. Il capotribù Henry Standing Bear (Orso In Piedi), della tribù dei Nativi Americani di Lakota, scrisse a Ziolkowski dicendo, “I miei compagni capotribù ed io vorremmo che l’uomo bianco capisse che anche i pellerossa hanno grandi eroi”, e lo invitarono a scolpire una scultura nella montagna nelle sacre Black Hills del Soutn Dakota.

Ziolkowski nacque a Boston nel 1908 da discendenti polacchi. Da giovane lavorò per un breve periodo come assistente presso il Mount Rushmore e fu uno scultore premiato. Quando Ziolkowski arrivò nell’area di Black Hills, nel 1947, non c’erano strade, non c’era acqua corrente o elettricità, e nessun posto dove vivere. Per i primi sette mesi si accampò in una tenda militare mentre abbatteva alberi per costruire la sua casa-studio e la gigantesca scalinata di 741 gradini che saliva su per la montagna.

Fin dall’inizio la sua idea era che questo monumento sarebbe diventato molto più che una semplice attrazione turistica, ma avrebbe fornito benefici culturali ed educativi riguardanti il popolo dei Nativi Americani. Ziolkowski progettò piani dettagliati per un complesso culturale che avrebbe coinvolto un museo indiano, un’università e dei corsi di medicina per gli indiani. Istituì la Fondazione no-profit Crazy Horse Memorial e, nonostante le difficoltà economiche, rifiutò per due volte milioni di dollari offerti dal governo per paura che questo avrebbe compromesso i suoi ideali.

Cavallo Pazzo era un capo indiano Sioux e un guerriero che non firmò mai un trattato di pace con i bianchi, e che non si lasciò mai costringere a vivere in una riserva. Nonostante fosse di bassa statura, aveva grandi visioni per il suo popolo e possedeva buone tattiche militari. Insieme con Toro Seduto (Sitting Bull) contribuì a sconfiggere il Generale Custer nella battaglia di Little Bighorn nel 1876. Fu ucciso il 6 settembre del 1877: Korczak Ziolkowski nacque il 6 settembre , 31 anni dopo. Cavallo Pazzo disse al suo popolo che sarebbe tornato da loro attraverso la pietra: questi erano chiari segni che lo scultore e il guerriero erano destinati l’uno all’altro.

Era chiaro fin da subito che Cavallo Pazzo avrebbe rappresentato lo spirito di tutti i Nativi Americani. Il progetto del guerriero che indica fieramente con la mano oltre la testa del suo cavallo verso l’orizzonte prende spunto dalla storia di un commerciante bianco che gli chiese, con scherno, dove fossero ora le sue terre. A ciò Cavallo Pazzo rispose, con il braccio teso a indicare l’orizzonte: “Le mie terre risiedono dove i miei morti sono sepolti”.

Korczak Ziolkowski morì nel 1982. Aveva superato difficoltà finanziarie e problemi di salute per vedere la sua visione prendere vita. Consapevole che non avrebbe vissuto abbastanza per vedere il progetto completato, lasciò istruzioni dettagliate a sua moglie Ruth e alla sua famiglia affinchè continuassero il suo lavoro. Sette dei suoi dieci figli ancora stanno lavorando al memorial e, nel 1998, la faccia completata di Cavallo Pazzo è stata svelata. Vedere questa monumentale faccia di granito da vicino fa comprendere le dimensioni del lavoro compiuto. Quando sarà terminata, la scultura sarà alta 172 metri e lunga 195 metri. Tutte e quattro le teste dei presidenti potrebbero entrare nella testa di Cavallo Pazzo. Come disse Ziolkowski: “Solo in America un uomo può scavare una montagna”.

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[Articolo tratto dal mensile Speak Up. Traduzione di Alessia Angeli]

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2 Responses to “Una storia scritta nella pietra.”

  1. THE GREAT SYD Says:

    Il tempo c’è ;-)

  2. Alessia Says:

    In che senso, Syd?

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